Ferrari ha recentemente rimesso in circolazione il nome Testarossa. Una parte del pubblico non è convinta che bastasse quello. La nuova 849 Testarossa (veicolo con codice interno F173M) è una berlinetta ibrida plug-in con tetto rigido retrattile, erede dichiarata della SF90 Stradale. Il dodici cilindri con motore centrale della Testarossa originale, quella di Pininfarina con le griglie laterali a grattugia, quella che Miami Vice ha reso immortale, è lontano anni luce. Il riferimento alla tradizione si esaurisce nel nome.
L’originale debuttò nel 1984 e rimase in produzione fino al 1991, poi declinata nelle varianti 512 TR e F512 M fino al 1996. Era un’auto che si leggeva da lontano. Diventò un’icona della cultura pop con una facilità che i suoi predecessori non avevano avuto. Quel tipo di carisma non si replica cambiando solo il badge.
È qui che entra in scena Khyzyl Saleem, the_kyza sui social, artista CGI con un occhio per quello che potrebbe essere. La sua proposta non ufficiale parte dal linguaggio stilistico attuale di Ferrari, con qualche rimando alla SP3, come dice lui stesso, ma lo reinterpreta in chiave Testarossa. Quindi, griglie laterali, cerchi dal profilo riconoscibile, alette posteriori. Il tutto vestito di cremisi.
Poi ha deciso di spingere oltre. Ha realizzato un video a 360 gradi, ha testato varianti cromatiche alternative, ha alla fine scelto un giallo brillante abbinato alla fibra di carbonio a vista sull’aerokit. I fari a scomparsa, illegali sulle strade di oggi, sono stati sostituiti da unità LED.
Il risultato è un esercizio di stile che non ha alcuna intenzione di diventare reale. Quando si riprende un nome così ingombrante, però, quanto è lecito ridurre il debito visivo nei confronti dell’originale? Ferrari ha scelto la discontinuità. Saleem ha scelto il contrario. Il pubblico, guardando entrambe le versioni, sembra avere le idee più chiare di Maranello.



