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Un V8 diverso dagli altri: da un aereo da guerra alla leggenda Hemi

Il Chrysler 392 Hemi nasce da un motore aeronautico della WWII e diventa il V8 che ha ridefinito le prestazioni americane. La storia completa.

motore Chrysler-392-Hemi-V8

Siamo a Detroit, siamo negli anni Cinquanta. Mentre l’America cerca di scrollarsi di dosso il (dolorosissimo) grigio del Dopoguerra, in un laboratorio Chrysler nasceva qualcosa destinato a cambiare per sempre il modo in cui il mondo guardava a un motore a pistoni.

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Il 392 Hemi non fu semplicemente un motore V8 più potente. Fu una rottura con tutto quello che era venuto prima. La camera di combustione emisferica, una soluzione che permetteva valvole più grandi, flusso d’aria ottimizzato e una candela centrale per una combustione più rapida e uniforme, non era un’invenzione nata su strada. Veniva dal cielo, letteralmente.

La Chrysler aveva sviluppato questa geometria negli anni Quaranta per il XIV-2220, un gigantesco V16 progettato per i caccia americani a pistoni di punta. Il motore volò per la prima volta su un P-47 Thunderbolt modificato il 26 luglio 1945. Troppo tardi, la guerra stava finendo e l’era dei jet aveva già preso il sopravvento.

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motore v16 XIV-2220

Il XIV-2220 non entrò mai in produzione. La sua unica eredità concreta fu l’architettura della camera di combustione, che Chrysler travasò, qualche anno dopo, dentro un’auto di serie.

Il risultato fu un motore da 325 a 390 cavalli e una coppia compresa tra 420 e 435 lb-ft, numeri che negli anni Cinquanta non faceva nessuno. La Chrysler 300D, la variante più esclusiva, toccava quota 390 cavalli: per una vettura di serie, era semplicemente il massimo disponibile sul mercato mondiale.

Chrysler 392 Hemi

Ma il 392 Hemi non rimase confinato nell’America dei concessionari. La Facel Vega FV2, gran turismo francese di assoluto lusso prodotta in meno di 50 esemplari per alcune varianti, lo offriva come optional. Tra i suoi proprietari: Ava Gardner, Tony Curtis, Sir Stirling Moss.

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Nella cultura americana delle hot rod e dello strip, il 392 Hemi divenne rapidamente un riferimento ineludibile. Ancora oggi molti preparatori lo preferiscono ai più moderni small-block di Chevrolet o Ford: la struttura è robusta, il potenziale di elaborazione è enorme, e la disponibilità di aggiornamenti fa il resto.

Fu poi il 392 Hemi ad aprire la strada al 426, il motore che negli anni Sessanta dominò la NASCAR e consacrò definitivamente il mito Mopar. Senza il primo, il secondo non sarebbe mai esistito.

Mopar ha riportato in vita il nome 392 Hemi sui motori moderni, 6,4 litri, da 410 a 485 cavalli, montati su Dodge Charger, Challenger, Jeep Grand Cherokee SRT e Ram HD. Niente in comune con l’originale, se non la promessa.

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