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Stellantis e gli altri big dell’auto chiedono agli USA di fermare le auto cinesi

Stellantis e i principali costruttori riuniti nell’Alliance for Automotive Innovation chiedono agli Stati Uniti di rafforzare le barriere contro l’industria automobilistica cinese. Il timore è che software, componenti e produzioni in Paesi terzi favoriscano una crescita simile a quella già vista in Europa. Stellantis, pur possedendo il 20% di Leapmotor, vuole giocare d’anticipo sul mercato americano.

Stellantis, Ford e GM
Stellantis, Ford e GM

Negli Stati Uniti le auto cinesi sono ancora una presenza quasi marginale, ma i grandi costruttori non sembrano voler aspettare che diventino un problema vero prima di intervenire. Il timore è che, nel giro di pochi anni, possa ripetersi quanto già visto in Europa, dove i marchi del Dragone hanno guadagnato terreno molto più velocemente del previsto. Tra i gruppi che stanno chiedendo a Washington di alzare ulteriormente le barriere c’è anche Stellantis.

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La richiesta passa attraverso l’Alliance for Automotive Innovation, associazione che riunisce buona parte dei principali costruttori presenti sul mercato americano. Ne fanno parte Stellantis, General Motors, Ford, Toyota, Volkswagen, Hyundai, Honda e altri importanti protagonisti del settore.

Questa ha esortato giovedì il Congresso ad approvare una legge che vieti l’ingresso dei veicoli cinesi nel mercato statunitense entro la fine dell’anno. L’industria dell’auto americana vuole giocare d’anticipo. Oggi le case cinesi negli USA contano ancora pochissimo, ma nessuno vuole scoprire tra qualche anno di essersi mosso troppo tardi.

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Stellantis e gli altri big non vogliono farsi trovare impreparati

Basta guardare a quello che è successo in Europa per capire da dove nasce questa preoccupazione. Fino a pochi anni fa le auto cinesi erano quasi una curiosità e molti marchi erano praticamente sconosciuti al grande pubblico. Oggi lo scenario è cambiato parecchio.

BYD è ormai un nome familiare anche a chi segue il mondo dell’auto solo occasionalmente, mentre diversi altri costruttori stanno allargando rapidamente la propria presenza. Nuovi modelli, nuovi punti vendita e prezzi spesso competitivi hanno reso la concorrenza cinese molto più concreta rispetto al passato.

Stellantis USA

Negli Stati Uniti, invece, tutto questo non è ancora successo. Dazi e restrizioni hanno finora tenuto i principali produttori cinesi lontani dal mercato, ma i grandi gruppi non vogliono dare per scontato che sarà sempre così. La paura è soprattutto quella di trovarsi, magari tra qualche anno, davanti a una situazione già difficile da gestire. Per questo il discorso non riguarda soltanto le auto costruite in Cina e poi importate direttamente negli USA.

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Sotto osservazione ci sono anche software, componenti elettronici e sistemi connessi, elementi che sulle auto moderne hanno ormai un peso fondamentale. Un costruttore cinese potrebbe infatti decidere di produrre le proprie vetture in un altro Paese e provare così a trovare una strada alternativa per entrare negli Stati Uniti. Ed è proprio su possibilità di questo tipo che l’industria americana vorrebbe intervenire prima che diventino un problema concreto. Per Stellantis il discorso è un po’ diverso

Il caso di Stellantis è però particolare, perché il rapporto del gruppo con l’industria cinese non è fatto soltanto di concorrenza. Da una parte ci sono Fiat, Peugeot, Citroën, Opel, Jeep e gli altri marchi del gruppo, che soprattutto in Europa devono fare i conti con rivali cinesi sempre più competitivi. Dall’altra, però, Stellantis ha scelto di legarsi direttamente a uno di questi costruttori.

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Leapmotor

Il gruppo possiede infatti circa il 20 per cento di Leapmotor e, attraverso Leapmotor International, sta accompagnando il marchio cinese nella sua espansione fuori dalla Cina. Stellantis ha quindi deciso di non limitarsi a guardare la crescita dell’industria cinese dall’esterno. Ha preferito provare a trasformarla anche in un’opportunità, investendo direttamente in un costruttore che punta ad aumentare rapidamente la propria presenza internazionale.

Negli Stati Uniti, però, la situazione è diversa. Qui la priorità sembra essere quella di evitare che si ripeta quanto già successo in Europa. All’inizio le auto cinesi erano considerate una presenza di poco conto. Poi hanno iniziato a comparire sempre più spesso nei listini e oggi sono diventate concorrenti che nessun grande gruppo può permettersi di ignorare.

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Per Stellantis e gli altri costruttori, quindi, meglio intervenire adesso, quando i marchi cinesi negli USA hanno ancora uno spazio minimo, piuttosto che ritrovarsi tra qualche anno a dover correre ai ripari quando avranno già conquistato una parte importante del mercato.