Siamo a Torino, è il 1998 e si respira un’aria di rinascita e rilancio, imperativi ben noti anche oggi. Lancia presenta la Diàlogos al Salone di casa e promette di riportare il marchio dove era stato negli anni d’oro, tra Aurelia e Flaminia, tra il lusso raffinato e l’innovazione che precede i tempi.
La Thema, prodotta tra il 1984 e il 1994, aveva superato i 350.000 esemplari e reggeva ancora il confronto tecnico con i concorrenti. La Kappa, sua erede designata, si fermò a 117.000 unità e perse la battaglia con i tedeschi già prima di scendere in campo. Quando arrivò la Diàlogos, Lancia cercava disperatamente un linguaggio nuovo.
La concept car lo trovò. Quasi cinque metri di berlina disegnata da Pietro Camardella e Marco Tencone, con gli interni firmati da Flavio Manzoni e le finiture esterne curate da Ermanno Cressoni, lo stesso che aveva plasmato le Alfa Romeo più importanti degli anni Settanta e Ottanta. Arriva così una berlina che rompeva con le forme spigolose dei predecessori e portava un’eleganza retrò calibrata con attenzione.
Il frontale era un omaggio all’Aurelia degli anni Cinquanta. La griglia a scudo cromato, i fari a forma di diamante, il cofano dalle linee scolpite: tutto riportava a quel momento in cui Lancia aveva davvero inventato qualcosa. Le portiere a cerniera contrapposta recuperavano le berline degli anni Cinquanta. I fari posteriori sottili e inclinati si ispiravano alla Lancia Florida del 1955, quella Pininfarina che era poi diventata Flaminia.
Gli interni andavano nella direzione opposta. Joystick centrali al posto dei comandi tradizionali, uno davanti e uno per ogni sedile posteriore. Ciascun passeggero poteva regolare il proprio microclima personale con un comando dedicato. Schemi integrati nei poggiatesta, due schermi retrattili sul retro. La tecnologia era pensata come protagonista. Non c’era però nessun dato sulla motorizzazione, nessun dettaglio tecnico sulla trasmissione.
Il telaio prevedeva sospensioni multilink completamente adattive su entrambi gli assi, costruite attorno a due punti pivot virtuali. Alcune soluzioni arrivarono in produzione, molte chiaramente no.
La Thesis ereditò la faccia della Diàlogos e quei fari posteriori ad arco. Gli intenditori la celebrarono come un classico moderno. Il mercato, però, la ignorò: meno di 17.000 esemplari costruiti in otto anni, dal 2001 al 2009. Fu una sconfitta.
Cosa successe dopo? La Ypsilon, che adottava lo stesso linguaggio stilistico, invece, diventò la Lancia più venduta di sempre. La Delta del 2008 fu un altro flop. Il marchio restò vivo quasi esclusivamente in Italia, aggrappato a quel solo modello rimasto, fino al recente tentativo di rilancio da parte di Stellantis.




