Nove mila giri, niente servosterzo, niente controlli elettronici. Solo braccia, sensibilità e un bialbero che urla come se il tempo non fosse mai passato. La Fiat 131 Abarth Rally Gruppo 4 è una bestia che mordeva l’asfalto e lo sterrato a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, tre titoli mondiali costruttori e due piloti in tasca, e che oggi, nelle mani sapienti di RSD Historic Motorsport, torna a fare esattamente quello per cui era nata: girare forte.
Franco “Jimmy” Cunico ci sale sopra e il cerchio si chiude in modo quasi imbarazzante per le auto moderne. L’officina britannica RSD non è una carrozzeria che monta pezzi di ricambio e appende una targa, è uno studio applicato sui disegni originali Abarth: geometrie delle sospensioni posteriori indipendenti, bilanciatura dei pesi, ciclistica affinata per scaricare a terra una potenza che arriva in modo brutale, acuto, senza mediazioni.
Il bialbero quattro cilindri della Fiat 131 Abarth canta fino alla soglia dei 9.000 giri con una sonorità che i cambi a doppia frizione dell’era moderna non sapranno mai replicare. Il cambio a innesti frontali fa il resto. Ogni affondata sul gas è un dialogo fisico.
Cunico lo sa meglio di chiunque altro. Il suo stile racconta in forma corporea cosa significava guidare nell’epoca in cui il feeling tra pilota e macchina non era un optional ma la sola variabile che faceva la differenza tra vincere e uscire di strada. Al volante della 131, l’impegno fisico è totale. Ogni correzione di traiettoria costa e la soddisfazione, di conseguenza, è proporzionale.
La ricostruzione restomod firmata RSD rispetta le specifiche dell’epoca senza nostalgia decorativa: la qualità dei componenti è migliorata, la risposta della ciclistica è affinata, ma l’identità è intatta. Una vettura reattiva, impegnativa, che premia chi la capisce e punisce chi improvvisa. D’altronde, tre titoli mondiali non si vincono per caso e non si capiscono guardandoli su una lavagna.

