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Stellantis: agosto 2026 uno dei mesi più difficili, il gruppo crolla in Borsa e il mercato non si fida ancora della ripresa

Stellantis continua a soffrire in Borsa, con il titolo sceso sotto i 5 euro e in forte calo da inizio anno. Nonostante segnali di miglioramento nelle vendite e nei conti, il mercato resta diffidente per margini deboli, scorte elevate, debito sotto osservazione, richiami negli Usa e incertezze su Nord America e Canada.

Stellantis Brampton

Per Stellantis il mese di agosto si sta trasformando in uno dei più difficili da quando il gruppo è nato. Le vendite stanno mostrando qualche segnale di miglioramento e il management continua a indicare una progressiva ripresa dei margini, ma per il mercato al momento non basta. Il titolo ha sfondato al ribasso la soglia dei 5 euro e, dopo il fine settimana di Ferragosto, è arrivato a 4,43 euro, perdendo oltre il 4 per cento in una sola seduta. Nell’ultimo mese il calo è vicino al 12 per cento, nei sei mesi sfiora il 34 per cento e dall’inizio dell’anno il valore dell’azione si è praticamente dimezzato.

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Stellantis sotto pressione: cosa preoccupa davvero la Borsa

Il confronto con il passato rende ancora meglio l’idea. Nel marzo 2024 il titolo viaggiava intorno ai 27 euro: da quei livelli la perdita supera ormai il 75 per cento. Nemmeno il raggiungimento di nuovi minimi è riuscito finora a provocare un vero rimbalzo.

A pesare sono anche i giudizi degli analisti. Bernstein ha abbassato la raccomandazione a “underperform”, mentre UBS è passata a “neutral”, indicando tra i problemi le scorte ancora elevate presso i concessionari, il ritmo con cui stanno arrivando i nuovi modelli e una ripresa del Nord America giudicata ancora troppo lenta. Anche il debito è finito sotto osservazione, dopo i downgrade arrivati nei mesi scorsi da Moody’s e Standard & Poor’s.

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stellantis

Il nervosismo si vede inoltre nelle posizioni ribassiste. Secondo un’analisi di Investing basata sui dati Consob, Stellantis risulta tra i titoli più shortati di Piazza Affari, con posizioni nette corte pari al 5,38 per cento del capitale.

I conti dell’ultimo trimestre hanno mostrato ricavi, utile e generazione di cassa in miglioramento, ma la redditività rimane debole, soprattutto in Europa. Molto del raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2026 dipenderà quindi da quello che accadrà negli ultimi mesi dell’anno.

Nel frattempo sono arrivate altre notizie che non hanno aiutato. In Sud America Stellantis starebbe valutando una revisione della strategia tecnologica, accelerando su elettrificazione e bioetanolo per rispondere alla crescita dei costruttori cinesi. La pressione riguarda in particolare Jeep, che sta perdendo terreno in alcuni mercati, compreso il Brasile.

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Negli Stati Uniti si aggiungono invece nuovi costi e richiami. Stellantis ha annunciato un intervento su quasi un milione di veicoli per un problema software alla telecamera posteriore, mentre la riapertura dello stabilimento di Belvidere dovrebbe costare 800 milioni di dollari, contro i 600 milioni previsti inizialmente. La partenza della produzione è inoltre slittata dal 2028 al 2029.

Antonio Filosa e John Elkann

Resta infine aperto il dossier canadese. Secondo il sindacato Unifor, Stellantis starebbe valutando anche il futuro dello stabilimento di Brampton, fermo dal 2023 e con circa 3.000 dipendenti. In questo quadro il gruppo continua a investire e a preparare nuovi modelli, ma la Borsa sembra chiedere qualcosa in più: risultati concreti, margini in recupero e soprattutto segnali convincenti dal Nord America.