La Kode89 di Ken Okuyama Cars è apparsa al Pebble Beach Concours d’Elegance con non troppa discrezione. Non servivano effetti speciali, nemmeno grandi palchi televisivi. Solo una supercar che sembra uscita da una dimensione in cui gli anni Ottanta e Novanta non hanno mai ceduto il passo.
La silhouette si presenta imponente con i suoi 4,61 m di lunghezza, 1,99 m di larghezza, e appena 1,13 m di altezza. La carrozzeria è evidentemente lunga, bassa, volutamente priva di fronzoli aerodinamici. La forma fa tutto il lavoro, il design parla da solo, e parla poco.
Sotto la pelle c’è un telaio in alluminio sviluppato internamente, con un motore V12 centrale montato longitudinalmente. Nella configurazione base il motore da 5,4 litri eroga 540 cavalli a 7.000 giri e 569 Nm di coppia. Chi vuole di più può affidarsi a un’unità da 5,9 litri preparata da uno specialist giapponese, capace di spingere l’erogazione fino a 750 cavalli. La trasmissione è un cambio manuale a griglia.
Tre dei cinque esemplari già ordinabili sono stati venduti prima ancora che la stampa internazionale finisse di leggere il comunicato. Il che la dice lunga su chi sono i clienti di Ken Okuyama Cars e su quanto poco abbiano bisogno di essere convinti.
Ogni acquirente lavora con un consulente dedicato per definire la propria configurazione, da un allestimento essenziale e quasi ascetico fino a un’interpretazione più opulenta.
Ken Okuyama non è un nome nuovo nel settore. Ha lavorato a lungo per Pininfarina, dove ha contribuito al progetto della Ferrari Enzo. Poi ha fondato la sua carrozzeria in Giappone, costruendo la Kode 0 sulla base di una Lamborghini Aventador e la Kode 57 sulla Ferrari 599. La Kode 9 usava il telaio di una Lotus Elise. La Kode89, invece, è tutta farina del suo sacco: telaio, meccanica, progetto. Zero debiti con piattaforme altrui.



