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Dodge Charger in Europa: la muscle car deve fare pace con le emissioni CO2

La Dodge Charger torna in Europa dopo 15 anni di assenza: disponibile in versione benzina Sixpack e 100% elettrica.

dodge charger 2026

Quindici anni di assenza: è quasi un’era geologica nell’industria automotive. E ora la Dodge Charger torna in Europa, con tutta la sua eredità muscolosa e un paio di spine in più.

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Stellantis ha annunciato pochi mesi fa il ritorno ufficiale dell’ultima generazione della Charger sul mercato europeo, disponibile sia con motore a benzina Sixpack che in versione 100% elettrica. A gestire l’operazione è Fabio Catone, Amministratore Delegato di Dodge Europa, che ha definito questo momento “chiave per il marchio”. Insomma, dopo quindici anni di latitanza, interrotta solo da qualche importatore parallelo, Stellantis ha deciso che l’Europa merita la Charger.

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La storia del modello è nota. Lanciata nel 1966 nell’epoca d’oro delle muscle car americane, la Charger si impose con la sua silhouette fastback, l’abitacolo orientato al guidatore e quei V8 che non chiedevano scusa a nessuno. Poi è arrivato Hollywood a fare il resto: da Bullitt a Fast & Furious, la Charger è diventata un’icona culturale, riconoscibile anche da chi non ha mai messo piede in una concessionaria.

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Il problema è che quella stessa identità brutale e irriverente deve ora fare i conti con Bruxelles. Le emissioni, la transizione energetica, i target CO2: tutto ciò che la Charger ha storicamente ignorato con il rombo del suo V8 è oggi esattamente il banco di prova su cui si gioca il suo futuro europeo.

Stellantis la propone in doppia veste proprio per questo: il Sixpack a benzina per chi vuole l’esperienza autentica, la versione elettrica per chi deve fare pace con la coscienza.

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Catone ha parlato di “carattere e autenticità” come valori guida del rilancio. C’è qualcosa di genuinamente coraggioso nell’idea di rilanciare un’icona americana in un mercato che da anni premia la parsimonia e la sostenibilità.

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Il test sarà sicuramente convincere gli appassionati, ma non solo. Sarà convincere il mercato di massa europeo che un’auto nata per fare paura alle autostrade del Nevada ha senso anche sulle strade secondarie tra Francia e Germania.