I pickup fanno bene ai conti, ma la Cina li affossa. Potrebbe essere questo il riassunto brutale dei risultati pubblicati dalle grandi case automobilistiche, Stellantis in testa, e il divario tra chi ride e chi soffre non potrebbe essere più netto.
Stellantis, quarta casa al mondo, cresce del 6% negli Stati Uniti nel secondo trimestre, con i pickup ad alto margine che corrono a più 11%. Ford e General Motors hanno già alzato le previsioni di profitto per l’intero anno, per la stessa ragione, lo stesso segmento. Il mercato americano, ancora chiuso alle case cinesi, continua a essere quello che funziona mentre il resto brucia.

In Europa, invece, Stellantis cresce appena del 3% e deve abbassare i prezzi per tenere a bada concorrenti come BYD e Chery. Renault dice di voler resistere agli sconti, ma resistere alla pressione cinese sui prezzi è come resistere alla pioggia: non si può evitare.
Sostanzialmente chi vende pickup negli Stati Uniti si sta comprando tempo, non futuro. Si sta traendo profitto da prodotti tradizionali, senza attuare un cambiamento. Non sarebbe il modo migliore per finanziare il futuro.

BMW ascolta, ma forse troppo tardi. Le vendite in Cina sono crollate del 30% nel secondo trimestre, terzo anno consecutivo di declino nel mercato più grande del mondo. Monaco si scontra con i costruttori locali cinesi che sfornano modelli premium con tecnologie all’avanguardia a prezzi che i tedeschi faticano anche solo a immaginare. Gli utili trimestrali giù del 35% spingono a toccare le pratiche lavorative finora considerate intoccabili.
Molti soffrono, sempre per “colpa” sua, della Cina. Porsche taglia un quinto dei posti di lavoro. Mercedes rivede al ribasso ricavi e previsioni. Toyota, che ha retto meglio di quasi tutti, registra comunque un meno 17% in Cina nella prima metà dell’anno. I margini si comprimono perché l’alternativa, fare sconti per competere, brucia redditività senza garantire quote di mercato.
