Nella primavera del 1964, Ford perse la propria auto più importante senza nemmeno accorgersene. Un pilota di linea canadese, Stanley Tucker, si presentò da George Parsons Ford a St. John’s, Terranova, tre giorni prima del lancio ufficiale della Mustang, e comprò quello che non era in vendita.
L’auto in vetrina era una delle circa 180 unità di pre-produzione inviate alle concessionarie solo per creare attesa. Eppure il venditore cedette, Tucker pagò poco più di 4.000 dollari, quasi il doppio del prezzo base di 2.368, e guidò via su una decappottabile bianca con un V8 da 4,3 litri e 164 cavalli. Il VIN era 5F08F100001, la prima Mustang assemblata per la commercializzazione. Ford se ne accorse tardi, ma se ne accorse e cominciò a bussare.

Il 17 aprile 1964 la Mustang-mania travolse l’America e 4 milioni di persone andarono nelle concessionarie nel primo weekend, 22.000 ordini in tre giorni, oltre 420.000 unità vendute nel primo anno completo. In questo contesto, il fatto che la numero uno stesse circolando silenziosamente per Terranova, intestata a un privato, divenne rapidamente un problema di immagine non trascurabile.
La casa di Dearborn avviò una trattativa. Tucker rifiutò, tornarono con offerte migliori, Tucker continuò a rifiutare, e nel frattempo macinò quasi 16.000 chilometri su quella cabriolet di pre-produzione. Quell’uomo, d’altronde, sapeva esattamente cosa aveva tra le mani.

La svolta arrivò il 2 marzo 1966, quando dall’impianto di Dearborn uscì la milionesima Mustang. Ford decise di trasformare quel traguardo in leva negoziale, fece allestire una cabriolet 1966 in Silver Frost con praticamente ogni optional disponibile, cambio automatico Cruise-O-Matic, aria condizionata, lettore a 8 tracce, freni a disco, e la destinò a un solo cliente. L’offerta era semplice: la milionesima in cambio della prima, gratis, consegnata a domicilio. Questa volta Tucker disse sì.
La Mustang numero uno, così, venne recuperata, restaurata, e affidata all’Henry Ford Museum di Dearborn, dove si trova ancora oggi. Il capitano Tucker guidò la sua milionesima per anni come auto quotidiana, finché non le toccò una fine decisamente più ordinaria.
