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Stellantis e CATL, 1.700 lavoratori cinesi per costruire la gigafactory di Saragozza

La gigafactory di Saragozza, progetto da 4,1 miliardi di euro di Stellantis e CATL, partirà con un forte contributo cinese: fino a 1.700 tecnici e operai dalla Cina per installare e avviare le linee. Poi arriverà il passaggio di competenze a circa 4.000 lavoratori locali, con produzione di batterie LFP dal 2027.

Stellantis e CATL

La nuova fabbrica di batterie che Stellantis e CATL stanno costruendo a Saragozza avrà, almeno nella fase iniziale, una presenza cinese molto più ampia del previsto. Non arriveranno soltanto macchinari, tecnologie e sistemi produttivi. Per completare l’impianto e accompagnarlo verso l’avvio delle linee saranno impiegati fino a 1.700 lavoratori provenienti dalla Cina.

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Stellantis e CATL porteranno fino a 1.700 lavoratori cinesi a Saragozza

Nel gruppo ci saranno tecnici, operai specializzati e responsabili che conoscono già nel dettaglio i processi industriali di CATL. Persone abituate a lavorare nelle fabbriche di batterie, dove installare un macchinario è soltanto il primo passo.

Le linee devono essere calibrate, sottoposte a prove e portate gradualmente al ritmo produttivo previsto. Bisogna ridurre gli scarti, individuare eventuali problemi e garantire che ogni fase rispetti standard molto rigidi. Un’esperienza che il colosso cinese ha maturato costruendo e gestendo numerosi impianti in patria e all’estero.

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A rendere nota la cifra è stato Jorge Azcón, presidente della regione dell’Aragona, durante una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche Andy Wu, amministratore delegato di Contemporary Star Energy. Dietro questo nome c’è la joint venture costituita in parti uguali da Stellantis e CATL per realizzare e gestire la gigafactory spagnola.

La presenza di così tanti lavoratori provenienti dalla Cina racconta, meglio di molte analisi, quanto siano cambiati gli equilibri dell’industria automobilistica. Per decenni erano le case europee a inviare ingegneri e specialisti nei Paesi emergenti, dove venivano aperte fabbriche basate su tecnologie sviluppate nel Vecchio Continente. Nel settore delle batterie, oggi, il viaggio avviene spesso nella direzione opposta.

L’Europa vuole produrre gli accumulatori direttamente sul proprio territorio, ma una parte consistente delle competenze industriali necessarie si trova ancora in Cina. CATL ha iniziato prima, ha costruito più stabilimenti e ha formato migliaia di lavoratori capaci di affrontare le difficoltà legate all’avvio di una fabbrica di queste dimensioni.

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La presenza cinese dovrebbe comunque concentrarsi soprattutto sulla fase di costruzione e avviamento. Quando l’impianto sarà completato, Contemporary Star Energy conta di assumere e formare circa 4.000 lavoratori locali. Toccherà a loro prendere progressivamente in mano la produzione, attraverso un passaggio di competenze che sarà decisivo per il futuro del sito.

Le prime batterie erano inizialmente attese entro la fine del 2026. Il calendario è stato però aggiornato e l’avvio delle linee dovrebbe avvenire nei primi mesi del 2027. L’investimento complessivo raggiunge i 4,1 miliardi di euro, con circa il 10 per cento sostenuto dal settore pubblico spagnolo. Il sito sarà dedicato soprattutto alle celle LFP, basate sulla chimica litio-ferro-fosfato.

Rispetto alle batterie NMC garantiscono una densità energetica inferiore, ma costano meno, durano a lungo e offrono una buona stabilità. Il risparmio può arrivare intorno al 20 per cento, una differenza importante considerando quanto l’accumulatore incida ancora sul prezzo di un’auto elettrica.

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