La Maserati Tipo 26 è un pezzo di storia importante dell’automobilismo mondiale. Fu questa la prima vettura da competizione a fregiarsi del “tridente”. Nata a partire da un telaio Diatto 30 Sport, godeva della spinta di un motore ad 8 cilindri in linea, da 1.500 centimetri cubi di cilindrata, che le regalava una certa verve dinamica.
Sono passati 100 anni dalla sua nascita. Per l’esordio fu scelta la sfida più prestigiosa e difficile del tempo: la Targa Florio, in Sicilia. Sulle strade delle Madonie entrò in scena il 25 aprile del 1926, nelle mani di Alfieri Maserati, suo progettista, che mise a segno un ottimo risultato: il nono posto assoluto e il primo di classe. Niente poteva essere più benefico per l’umore degli uomini del “tridente”.
La Tipo 26, nell’anno iniziale del suo ciclo produttivo, prese forma in tre esemplari. Nonostante la sigla facesse riferimento a un periodo ben preciso, l’auto in esame fu costruita fino al 1932, in un totale di 10-11 unità (varie le ipotesi sul tavolo, che creano incertezza sulla cifra esatta).
Ovviamente, col passare del tempo, diversi aggiornamenti furono eseguiti sul modello, per affinarne il carattere e cercare di migliorarne ulteriormente la competitività, ma anche per aderire alle nuove disposizioni regolamentari. Queste ultime furono all’origine dell’introduzione, nel 1927, della Maserati Tipo 26B, dotata di un motore da 2.0 litri, contro quello iniziale da 1.5 litri. Ci fu anche una versione C, con alesaggio ridotto.

Per tenere alta la bandiera del marchio nella mitica Mille Miglia, gara di riferimento per i grandi costruttori, gli uomini del “tridente” diedero vita ad una versione con specifiche ad hoc, la Tipo 26 MM, una variante “Sport” destinata a confrontarsi con le insidie della “Freccia Rossa”, quando le lancette del tempo segnavano il 1928.
In questa veste, la sportiva di Maserati sfoggiava elementi estetici differenzianti, come i parafanghi di taglio motociclistico, che diedero protezione alle gomme, prima scoperte. Sullo specchio di coda potevano essere ancorate due ruote di scorta. Per rendere più maneggevole il modello, il passo fu ridotto a 2.580 millimetri.
Sfortunatamente, nella sfida bresciana, il risultato fu meno felice del previsto, ma non proprio deludente: la 23ª posizione in classifica e l’arrivo al traguardo, dopo la massacrante prova, erano comunque buone prove di maturità e di affidabilità.
Sulla MM, con cilindrata da 1.5 litri, per la già citata riduzione dell’alesaggio, la potenza massima si fissava a circa 125 cavalli, grazie alla presenza del compressore Roots. Facile intuire gli sforzi dei modesti tamburi per frenare la corsa di questa Maserati, in grado di sfiorare i 200 km/h di velocità massima.
Con la Tipo 26, come dicevamo, fece il suo debutto in società l’iconico logo del “tridente”, identificativo della casa produttrice emiliana. Nello stesso anno prese forma la prima vittoria sportiva del marchio, alla Targa Florio.
Tornando al simbolo aziendale, questo fu creato da Mario Maserati, fratello di Alfieri e grande appassionato di arte. A fornire l’ispirazione ci pensò la Fontana del Nettuno a Bologna, città natale della “Società anonima officine Alfieri Maserati” fondata nel 1914. Da allora, quell’emblema di forza e potenza divenne firma inequivocabile di Maserati, incarnando le origini, l’ambizione e l’eredità delle sue vetture, nate per competere e vincere su strada e in pista.
Era il 25 aprile del 1926, quando Alfieri Maserati, a bordo della leggendaria Tipo 26, conquistò il primo posto di classe e l’ottavo assoluto alla Targa Florio, segnando l’inizio di una tradizione agonistica che ha contribuito a definire l’identità stessa del brand. Fu il via ad una straordinaria storia italiana.








Fonte | Stellantis
