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Stellantis, in Brasile l’autunno si confermerà nel segno di Leapmotor

Stellantis produce Leapmotor in Brasile da novembre. In ballo 60 miliardi di investimento e il futuro di Jeep e Peugeot in Sudamerica.

leapmotor c10

Novembre è la data cerchiata sul calendario di Goiana, nello stato del Pernambuco in Brasile. È qui, nello stabilimento Stellantis nel cuore del Nordest brasiliano, che inizieranno a uscire dalla linea di montaggio le prime Leapmotor assemblate in Sud America. Una casa automobilistica cinese che quasi nessun brasiliano conosce, prodotta in uno degli stati più poveri del Paese, per rispondere a una domanda di elettrificazione che il mercato locale però non riesce più a ignorare.

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Antonio Filosa, CEO di Stellantis dalla metà del 2025, ha annunciato la mossa a margine dei festeggiamenti per i 50 anni di Fiat in Brasile. Il gruppo ha chiuso il 2025 con una perdita record di 22,3 miliardi di euro a livello globale, con il Sud America che era l’eccezione virtuosa, e ora è in piena fase di risalita. Il primo trimestre 2026 ha già segnato un utile netto di 377 milioni, i dati del secondo trimestre arriveranno il 30 luglio.

La strategia è chiara: produzione locale, componenti importati in una prima fase, poi sviluppo tecnologico condiviso. La stessa formula che Stellantis sta applicando con Dongfeng, altro partner cinese, con ricadute specifiche su Jeep e Peugeot nel mercato brasiliano.

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Filosa ha confermato che “un altro capitolo” con Dongfeng è in arrivo, senza sbilanciarsi sui dettagli. Nel frattempo anche Nissan starebbe corteggiando lo stesso partner cinese in Brasile, il che suggerisce che Dongfeng stia diventando una sorta di snodo obbligato per chi vuole competere nel segmento elettrificato del mercato sudamericano.

Le vendite di veicoli cinesi in Brasile continuano a crescere nonostante i dazi sulle ibride e sulle elettriche abbiano raggiunto il tetto del 35% a inizio luglio. Filosa ha tirato fuori un dato che colpisce. Solo in un mese, le importazioni di veicoli dalla Cina, assemblati e semi-assemblati, hanno portato nel Paese l’equivalente di 50.000 tonnellate di acciaio. Acciaio che non è entrato come materia prima, ma nascosto dentro le carrozzerie. Il che significa meno lavoro per Usiminas, ArcelorMittal, CSN e Gerdau, che in Brasile sono presenti da oltre un secolo.

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Il piano di Filosa prevede 60 miliardi di euro di investimenti globali fino alla fine del decennio, 60 nuovi modelli, nuove piattaforme e tecnologie di elettrificazione. Per il Brasile la quota è di 30 miliardi di real tra il 2025 e il 2030.

Filosa ha trascorso 18 anni in Brasile, sua moglie è del Minas Gerais, i figli sono nati lì. Ha detto che Fiat è diventata “mezza italiana, mezza brasiliana, come me”. È una bella storia, ma con Leapmotor in fabbrica e Dongfeng in trattativa, alla prossima cerimonia dei 50 anni qualcuno dovrà aggiornare la formula.