Si parla di uno sforzo complessivo di circa 4 miliardi di euro, per 89 ettari di impianto e un milione di batterie all’anno. Stellantis e CATL, oltre a costruire una fabbrica, stanno mettendo pesantemente mano alla mappa industriale europea.
La gigafactory di Saragozza esiste ufficialmente dal momento in cui è stata posata la prima pietra. Operativa entro fine 2026, a piena capacità nel 2028: questa è la tabella di marcia. La joint venture si chiama Contemporary Star Energy, e con 4,1 miliardi di euro di investimento rappresenta la più grande iniezione di capitale cinese nella storia industriale spagnola. Il 94% dei fondi arriva dal CES, a cui si aggiungono 300 milioni stanziati dal Programma per i Veicoli Elettrici e Connessi.

La capacità produttiva annunciata è di 50 GWh, espandibile fino a 60. Le batterie saranno di chimica LFP, la stessa tecnologia che sta spingendo verso il basso i prezzi delle elettriche entry-level in tutto il mondo. Si tratta della scommessa tecnologica su cui Stellantis costruisce la sua competitività futura.
Sul fronte occupazione, l’impianto promette 4.000 posti di lavoro locali. Il presidente dell’Aragona Jorge Azcón ha già dichiarato che nel 2027 la gigafactory peserà per oltre il 5% della ricchezza generata nell’intera regione. Quando i rumor iniziali parlavano di manodopera esclusivamente cinese, i vertici di CSE hanno smentito rapidamente: gli 800 lavoratori cinesi previsti riguardano la sola fase di costruzione.

L’effetto domino sullo stabilimento Stellantis di Figueruelas era prevedibile, e infatti è già in atto. Leapmotor, il brand cinese in cui Stellantis ha una quota rilevante, inizierà a produrre i propri modelli proprio lì. Il primo a scendere dalla linea 2 sarà il B10, SUV elettrico da 218 CV, seguito dal B05 nel 2026. In “coda” ci sono anche i modelli A10 e A05, due SUV dalla silhouette squadrata.
Il vantaggio per Stellantis è evidente: accesso diretto a tecnologia competitiva a costi contenuti, produzione localizzata, filiera corta. E i benefici si propagano all’intera galassia del gruppo che tra modelli elettrici già in listino e quelli in arrivo conta una gamma di circa 60 vetture.
Quanto di questa competitività tecnologica resterà in Europa, e quanto continuerà a dipendere dal know-how industriale cinese sulle celle? Saragozza è un inizio, anche se il manuale sembra ancora scritto a Shenzhen.
