Sicuramente Fiat 131 Abarth è una di quelle vetture che appartiene alla storia dell’automobile e alla memoria emotiva di intere generazioni. Per questo il render firmato da Carlo Indelicato, battezzato “Fiat 131 Abarth concept 2026”, ha subito acceso la fantasia degli appassionati. Si tratta di una visione personale capace di riportare in primo piano uno dei nomi più evocativi del rally italiano.
Un render reinterpreta la Fiat 131 Abarth in chiave moderna, celebrando i 50 anni del mito rally
Il riferimento temporale non è casuale. Il 2026 segna infatti i cinquant’anni dal debutto della Fiat 131 Abarth Rally, avvenuto nel 1976 sulle strade del Rally dell’Elba. Da lì sarebbe iniziata una storia fatta di polvere, traversi, livree leggendarie e successi internazionali. Nata per correre, la 131 Abarth seppe trasformare una berlina familiare in un’arma da competizione, diventando una delle icone assolute dell’epoca d’oro dei rally.

Il lavoro di Indelicato parte proprio da quell’immaginario, ma lo proietta nel presente. Le proporzioni sono moderne, il corpo vettura è più muscolare, l’impronta è da coupé sportiva, mentre i richiami alla tradizione Abarth e alle livree storiche restituiscono subito il legame con il passato. È il classico esercizio di stile che fa discutere perché tocca una domanda semplice: e se FIAT decidesse davvero di riportare in vita una sportiva popolare, italiana e carica di identità?

Oggi, però, la realtà del marchio viaggia su binari diversi. FIAT è impegnata in una fase di rilancio globale, con una gamma che guarda soprattutto ad accessibilità, concretezza e volumi. Dopo aver mostrato le prime immagini della Grizzly e della Grizzly Fastback, il marchio prepara nei prossimi anni l’arrivo delle nuove Pandina e 500, oltre a un pick-up e a un van. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di una nuova Multipla entro fine decennio.

In questo scenario, il Fiat 131 Abarth concept di Carlo Indelicato resta un sogno digitale, ma non per questo meno interessante. Anzi, proprio perché non vincolato ai piani industriali, riesce a raccontare ciò che spesso manca nelle strategie dei grandi gruppi: il desiderio di emozione.
