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Stellantis accelera sulla fabbrica sostenibile: oltre 500 MW di fotovoltaico e maxi piano batterie

Stellantis sta trasformando le fabbriche europee in siti più autonomi e resilienti ai rincari energetici, puntando su un mix di solare, batterie, eolico, geotermia e biomasse. L’obiettivo è ridurre le emissioni, aumentare l’autoconsumo e rendere più stabile la produzione. Già coperto il 68% del fabbisogno con energia decarbonizzata.

Stellantis

Stellantis vuole rendere le sue fabbriche europee più autonome e meno esposte al costo dell’energia. Per riuscirci, sta portando dentro gli stabilimenti un insieme di soluzioni rinnovabili: pannelli solari, batterie, eolico, geotermia e biomasse. Non una sola tecnologia, quindi, ma un mix pensato per produrre energia pulita, conservarla e usarla meglio.

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Stellantis punta su solare, batterie e altre rinnovabili per rendere le fabbriche europee più autonome, stabili e meno esposte ai rincari energetici.

L’obiettivo è ridurre le emissioni di CO₂, ma anche rendere la produzione più stabile. Perché oggi l’energia non è solo una voce di spesa. Per Stellantis, la transizione energetica non riguarda soltanto le auto che arriveranno sul mercato nei prossimi anni.

Riguarda anche il modo in cui quelle auto vengono costruite. Passa dai tetti degli stabilimenti coperti di pannelli fotovoltaici. Passa dai parcheggi trasformati in superfici capaci di produrre elettricità. Passa dalle batterie che raccolgono l’energia quando ce n’è in abbondanza e la restituiscono quando serve.

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In fabbrica, l’energia è ciò che tiene tutto in movimento. Alimenta le linee produttive, i macchinari, i processi industriali. Garantisce continuità al lavoro quotidiano. Per questo il gruppo ha scelto di muoversi su tre fronti: consumare meno, usare più energia a basse emissioni e assicurare agli stabilimenti una fornitura più sicura e prevedibile.

«La gestione dell’energia è un fattore abilitante fondamentale della nostra roadmap di decarbonizzazione. Attraverso l’espansione di soluzioni rinnovabili on-site — tra cui solare, eolico, geotermico e biomasse — in combinazione con sistemi di accumulo energetico, stiamo riducendo le emissioni, migliorando l’autonomia energetica e rafforzando la competitività della nostra impronta industriale», ha dichiarato Francesco Ciancia, Global Head of Manufacturing di Stellantis.

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Il percorso è già iniziato. Oggi gli stabilimenti europei di Stellantis coprono il 68% del proprio fabbisogno elettrico con energia decarbonizzata. Il prossimo obiettivo è aumentare la quota di energia prodotta e consumata direttamente nei siti produttivi, fino al 31% entro il 2026. Nei siti più avanzati, però, il traguardo è ancora più ambizioso: arrivare fino all’80% di autoconsumo.

Il fotovoltaico è il tassello più visibile di questa trasformazione. Stellantis ha completato o avviato progetti solari in 27 stabilimenti europei, per una capacità complessiva superiore a 500 MW. I pannelli vengono installati dove gli spazi lo permettono: sui tetti, sulle pensiline dei parcheggi, oppure su aree a terra.

Una volta pienamente operativi, questi impianti dovrebbero evitare oltre 100.000 tonnellate di CO₂ all’anno. Alcuni siti mostrano già il potenziale del piano. A Tychy, in Polonia, l’autoconsumo potrebbe raggiungere circa il 60% entro la fine del 2026. A Saragozza, in Spagna, dove il solare è affiancato dall’eolico, la quota potrebbe salire fino all’80%.

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Ma produrre energia pulita non basta. Una fabbrica ha bisogno di energia sempre disponibile, anche quando il sole cala, il vento diminuisce o la domanda aumenta. È qui che entrano in gioco le batterie.

Il programma di accumulo coinvolgerà 20 siti industriali europei, con una capacità complessiva di circa 200 MWh. La prima fase riguarda sette stabilimenti, che dovrebbero essere operativi entro il 2026. Gli altri seguiranno nei tre anni successivi.

Le batterie permettono di non sprecare l’energia prodotta in eccesso. La conservano e la rendono disponibile nei momenti di maggiore bisogno. Nei siti dotati di fotovoltaico, questo significa usare più energia prodotta internamente e acquistare meno elettricità dalla rete. Lo stabilimento di Madrid, dove un sistema di accumulo è già presente, farà da apripista per estendere questa soluzione ad altri impianti.

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La strategia energetica di Stellantis non si ferma al solare. A Caen, in Francia, il gruppo ha inaugurato un impianto geotermico che consente allo stabilimento di coprire autonomamente circa il 30% del proprio fabbisogno energetico. Il calore della terra viene utilizzato per riscaldare gli edifici e per alcuni processi industriali.

C’è poi la biomassa, scelta da diversi siti per rendere più sostenibile il riscaldamento industriale. A Rennes, nel 2025, è stata avviata una rete di riscaldamento a zero emissioni basata su biomassa locale. Soluzioni analoghe sono già operative anche a Sochaux, Vesoul, Trnava e Kragujevac.

Il risultato è una fabbrica che cambia pelle. Non più solo un luogo dove si producono veicoli, ma uno spazio capace di generare, accumulare e gestire energia. Una trasformazione poco appariscente, lontana dai riflettori riservati ai nuovi modelli, ma decisiva per il futuro industriale del gruppo.

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Per Stellantis, decarbonizzare significa anche questo: rendere gli stabilimenti più efficienti, più autonomi e meno vulnerabili ai rincari energetici. La sfida, in fondo, non è solo costruire auto più sostenibili. È costruirle in fabbriche che consumano meno, emettono meno e usano meglio l’energia necessaria a produrre.