In Stellantis torna a salire la tensione sul ruolo dell’Europa nella strategia globale del gruppo. Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Figaro, una parte del management europeo guarderebbe con crescente preoccupazione alla direzione presa dall’azienda, temendo che il Vecchio Continente, e in particolare la Francia, stia progressivamente perdendo centralità nei processi decisionali.
Stellantis affronta malumori in Francia mentre cresce il timore di un gruppo sempre più guidato dagli USA
Il tema è delicato, perché tocca l’identità stessa di Stellantis, nata dalla fusione tra FCA e PSA. Per anni l’Europa, e soprattutto l’asse franco-italiano, ha rappresentato uno dei pilastri industriali e strategici del gruppo. Oggi, però, alcuni manager avrebbero la sensazione che il baricentro si stia spostando altrove, con un peso crescente delle logiche nordamericane e una minore capacità dell’area europea di orientare le scelte future.
A far emergere il malcontento sarebbe stata anche la nuova roadmap presentata da Antonio Filosa lo scorso 21 maggio. Il documento, nelle intenzioni, avrebbe dovuto indicare la direzione di Stellantis per i prossimi cinque anni. Tuttavia, secondo diverse voci interne citate dalla stampa francese, il piano non avrebbe generato l’entusiasmo atteso, soprattutto tra i dipendenti in Francia. Alcuni lo avrebbero giudicato poco mobilitante, privo di una visione sufficientemente forte per coinvolgere personale e management in una fase complessa per l’intero settore automotive.

Il malessere viene sintetizzato da una frase particolarmente significativa attribuita ad ambienti interni: alcuni dipendenti non si sentirebbero più al centro di un grande gruppo franco-italiano, ma quasi all’interno di una filiale francese di un gruppo americano. Una percezione che, al di là del suo valore simbolico, racconta il timore di una progressiva marginalizzazione dell’Europa.
Antonio Filosa proverà ora a rassicurare gli animi anche attraverso una visita allo stabilimento di Mulhouse, sito industriale considerato strategico per Stellantis. La fabbrica francese dovrebbe ricevere una nuova piattaforma produttiva e tre nuovi modelli Peugeot a partire dal 2029, nell’ambito di un investimento superiore al miliardo di euro. Un segnale importante per il futuro industriale del sito, ma non sufficiente, da solo, a cancellare le incertezze sul quadro complessivo.
Il contesto europeo resta infatti complesso. Stellantis deve fare i conti con costi elevati, domanda incerta, transizione elettrica, pressione normativa e concorrenza sempre più aggressiva. A questo si aggiunge il declino di alcuni stabilimenti storici dell’ex galassia PSA. Il caso più emblematico è quello di Poissy, dove la produzione automobilistica dovrebbe terminare nel 2028. Il sito sarà riconvertito ad altre attività, tra cui smantellamento e produzione di ricambi, segnando simbolicamente la fine di una lunga stagione industriale.
La questione, quindi, va oltre il singolo stabilimento o il singolo piano prodotto. In gioco c’è il ruolo dell’Europa dentro Stellantis: non solo come base produttiva, ma come centro decisionale, industriale e identitario. Per il gruppo guidato da Antonio Filosa, la sfida sarà dimostrare che il continente resta una parte essenziale della strategia globale, non un mercato secondario da gestire in difesa.

In una fase in cui l’auto europea cerca un nuovo equilibrio tra elettrificazione, competitività e tutela dell’occupazione, Stellantis dovrà dare risposte concrete. Perché la fiducia interna, soprattutto nei grandi gruppi industriali, non si ricostruisce solo con gli investimenti annunciati, ma con una visione capace di far sentire ogni area davvero parte del futuro.
