Mentre i colossi del lusso europeo fanno dietrofront sull’elettrico dopo aver promesso rivoluzioni svanite al calo della domanda, a Maranello scelgono la via del pragmatismo. Il CEO Ferrari Benedetto Vigna ha chiarito che la gamma del futuro sarà un mix fatto di motori a combustione interna, ibridi ed elettrici. Punto e basta.
Si tratta di un allargamento degli orizzonti per catturare anche quel cliente che pretenderebbe una supercar a zero emissioni. L’innovazione in Ferrari deve essere guidata dall’emozione, non dalla spinta tecnologica fine a se stessa. Anticipare i tempi è l’unico modo per non arrivare quando qualcun altro ha già occupato la piazza.

La prova del nove di questa filosofia si chiama Ferrari Luce, l’abbiamo vista, la prima Rossa completamente elettrica. I numeri fanno evidentemente paura, oltre 1.000 CV di potenza e uno 0-100 km/h bruciato in 2,5 secondi. Valori che la mettono in perfetto pareggio con la muscolosa 849 Testarossa ibrida plug-in, pur lasciando lo scettro delle prestazioni assolute all’hypercar F80 da 1.200 CV. Eppure, davanti al parallelo con la Porsche Taycan Turbo GT, Vigna ha preferito non blindarsi dietro a una risposta definitiva su un futuro record elettrico.
C’è però una linea rossa invalicabile che Maranello non intende calpestare, a prescindere dal propulsore: l’auto che si guida da sola. Se rivali storiche come Mercedes e BMW fanno a gara a chi esonera prima il conducente, basti pensare alla Classe S e al suo livello 2++ supervisionato, Ferrari dice no alla guida autonoma di livello 3 o superiore.

Vengono promossi gli aiuti alla guida essenziali come il cruise control adattivo, ma il volante resterà saldamente nelle mani del pilota. “Vogliamo che si divertano le persone, non i chip”, ha sentenziato il CEO. E ha perfettamente ragione. Se togliamo anche l’uomo dal sedile di guida, una Ferrari diventerà solo un costosissimo, noiosissimo pezzo di silicio su quattro ruote.
