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Jeep Cherokee Freedom Edition: meno di 3.000 esemplari, uno sta allo sfascio

Una Jeep Cherokee XJ Freedom Edition del 2000, una delle sole 2.821 prodotte, ritrovata in un deposito di rottami californiano.

Jeep Cherokee XJ Freedom Edition

Nei depositi di rottami si trovano storie che i musei dell’auto non racconteranno mai. Questa riportata romanticamente da The Truth About Cars è una di quelle. Parcheggiata in un deposito californiano, a pochi passi dalla fabbrica Tesla (quasi una metafora) c’è una Jeep Cherokee XJ Freedom Edition del 2000. Uno dei soli 2.821 esemplari prodotti per gli anni modello 2000 e 2001. Non è rarissima, chiaro, ma lo è abbastanza da meritare più di una fine simile.

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La Cherokee XJ non è una macchina qualunque. È quella che ha insegnato agli americani a guidare i SUV, nel senso più letterale possibile. Progettata da François Castaing e dal suo team di ingegneri francesi, mandati negli Stati Uniti dalla Renault come parte del piano di salvataggio governativo per la American Motors, ritenuta dal governo statunitense “abbastanza piccola da poter fallire”, debuttò come modello 1984 e fu un successo di vendite che ridisegnò i gusti di un’intera nazione.

La Freedom Edition arrivò alla fine del ciclo produttivo, quando Daimler-Chrysler aveva bisogno di smaltire le scorte rimaste prima che il Grand Cherokee prendesse definitivamente il sopravvento.

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Basata sull’allestimento Sport, portava in dote cerchi in lega da 16 pollici, paraurti e parafanghi verniciati di nero, griglia e cornici dei fari cromate, niente modanature laterali e un’autoradio CD/cassette. Su questo esemplare Solar Yellow sopravvissuto, quasi nulla di tutto ciò è rimasto al suo posto: i cerchi sono spariti, il nero è sbiadito in un grigio anonimo, la griglia cromata è un ricordo.

Sotto il cofano, che sta perdendo la vernice a scaglie, batte ancora il motore sei cilindri in linea AMC da 4,0 litri: 193 cavalli, 231 lb-ft di coppia, cambio automatico Aisin a quattro marce. Un powertrain che i meccanici conoscono a memoria e che ha accumulato milioni di miglia su sterrati di mezzo mondo.

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Gli adesivi sul lunotto dell’esemplare abbandonato tra i rottami raccontano l’ultimo capitolo umano di questa XJ: un Jump Wings da paracadutista, il distintivo per la bonifica di ordigni esplosivi, la toppa dell’82esima Divisione Aviotrasportata. Qualcuno che ha servito, poi ha guidato questa Jeep, e alla fine l’ha lasciata qui.

Il nome Freedom Edition non era casuale. Daimler-Chrysler aveva già capito che il mercato americano aveva fame di nomi che suonassero come manifesti e questa Cherokee aveva bruciato tutti sul tempo. Dall’altra parte, si potrebbe dire che il decennio dei Duemila sia stato esattamente questo: libertà come slogan, potenza come stile di vita.

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