Stellantis ha presentato un piano molto ambizioso per provare a rafforzare la propria posizione sul mercato globale. Il progetto si chiama faSTLAne 2030 e mette sul tavolo numeri importanti: 60 nuovi modelli entro il 2030 e investimenti per circa 60 miliardi di euro. Una strategia di grande respiro, che ha attirato l’attenzione degli investitori, ma che non ha ancora sciolto tutti i dubbi.
Il punto, secondo diversi analisti, non è tanto la dimensione del piano, quanto il modo in cui Stellantis intende realizzarlo. Come riportato da Forbes, dopo una prima reazione positiva, il mercato ha iniziato a chiedere dettagli più concreti. Le azioni del gruppo sono calate proprio quando gli investitori hanno cercato risposte su tempi, priorità e strumenti necessari per trasformare gli annunci in risultati.
Uno dei temi più delicati riguarda la struttura stessa del gruppo. Stellantis non ha previsto la chiusura di stabilimenti, ma solo una riduzione delle attività. Allo stesso tempo, non ha annunciato l’uscita di scena di nessuno dei suoi 14 marchi. Una scelta che ha sorpreso parte degli osservatori, convinti che una riorganizzazione più netta fosse necessaria per ridurre costi, sovrapposizioni e complessità industriale.
Frank Schwope, consulente automobilistico e docente presso FHM Berlin, si aspettava un intervento più profondo. In particolare, ha espresso perplessità sulla decisione di Antonio Filosa di mantenere tutti i brand del gruppo. Maserati resta un nome di grande prestigio, ma oggi deve fare i conti con volumi di vendita deboli. Dubbi simili riguardano anche Lancia, Chrysler e DS, marchi con una forte identità, ma con un peso commerciale ancora limitato.
Anche Steve Young, amministratore delegato di ICDP, vede un problema nella sovrapposizione tra marchi e modelli, soprattutto in Europa. Secondo questa lettura, Stellantis rischia di continuare a presidiare gli stessi segmenti con troppe proposte simili, rendendo più difficile una gestione efficiente della gamma.
Pedro Pacheco, direttore senior della ricerca presso Gartner, guarda invece alla parte operativa del piano. La strategia appare imponente, ma mancano ancora indicazioni precise su come verrà messa in pratica. Tra i rischi evidenziati c’è anche una possibile maggiore dipendenza dai partner cinesi per lo sviluppo delle tecnologie legate ai veicoli elettrici.

Prudente anche Bernstein, che invita ad attendere risultati concreti prima di considerare pienamente credibili gli obiettivi fissati per il 2030, tra cui un margine operativo rettificato del 7% e un flusso di cassa libero da 6 miliardi di euro.
