Sono passate quasi ventiquattro ore dalla presentazione ufficiale della Ferrari Luce e il mondo dell’auto è ancora lì, fermo, con la faccia di chi non sa se ridere o preoccuparsi. Una Ferrari elettrica a cinque posti, con quell’aspetto lì, e un’autonomia che non ha fatto gridare al miracolo. Maranello si aspettava forse il muro di perplessità.

La risposta non è arrivata attraverso una delle solite riviste del settore, ma tramite Cleo Abram, produttrice e creator, scelta appositamente per sedersi con Jony Ive di Love From e con il capo designer del Cavallino Rampante, Flavio Manzoni, e parlare di quella forma che ancora stenta a fare pace con l’immaginario collettivo della Ferrari.
La prima domanda di Abram sul percorso creativo della Luce è bastata a capire come stanno le cose. Ive ha spiegato con eleganza che Ferrari è abituata a spingersi dove altri non osano o non possono. Insomma, la provocazione era deliberata. L’effetto sorpresa era nel brief fin dall’inizio, perché il team non voleva che la Luce rappresentasse solo il capitolo “Ferrari fa anche le elettriche”. La portata del progetto era più ampia, inevitabilmente più scomoda.

Manzoni è entrato poi nel merito. La tecnologia era la priorità assoluta, tutto il resto è stato costruito attorno a quell’idea, con un occhio alla spaziosità e un approccio “fuori dagli schemi”. Il problema è che il risultato, a molti, ricorda più una Toyota Prius di lusso che non una supercar italiana da oltre 550.000 euro di listino.
La Luce, secondo Manzoni, farà come la Purosangue, per cui Ferrari fu costretta a limitare la produzione al 20% della capacità annua perché la domanda non accennava a calare. La nostalgia è un freno, sostiene il designer. L’innovazione vale più delle critiche di chi è rimasto ancorato al passato. La fiducia resta altissima.
Ive va ancora oltre. La Luce cambierà il modo in cui l’industria immagina i propri modelli e il modo in cui le persone si relazionano al design automobilistico. Manzoni ammette che nemmeno lui avrebbe immaginato il risultato finale prima di vederlo, e che una forma così squadrata in una Ferrari lo ha sorpreso per prima. Che sia coraggio o qualcos’altro, il tempo dirà se questa scommessa vale davvero tutto questo investimento (di stile ed economico).
