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Fiat 600 Multipla: omaggio all’Heritage Hub per i suoi 70 anni

Doveroso omaggio a un modello che ha segnato una svolta nel settore automobilistico.

Fiat 600 Multipla
Foto Stellantis

Un’auto geniale come la Fiat 600 Multipla non poteva che ricevere degne attenzioni in occasione del suo 70° anniversario. Per celebrare la ricorrenza anagrafica, all’Heritage Hub di Stellantis è stata inaugurata oggi la mostra “Monovolume”, in programma fino al 30 giugno, che ne ripercorre la storia attraverso alcuni esemplari eccezionali.

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Simbolo del boom economico italiano, questa originale creatura seppe precorrere i tempi, in modo impattante. Offriva fino a 6 comodi posti e un vano di carico ampio e funzionale, a dispetto delle dimensioni compatte.

Con lei, di fatto, prese forma il concetto di monovolume familiare, con decenni di anticipo sull’affermazione di massa di questo segmento di mercato. Prodotta tra il 1956 e il 1967, la Fiat 600 Multipla seppe distinguersi anche per la sua versatilità.

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Una dote, quest’ultima, sottolineata dai diversi allestimenti speciali in cui venne plasmata: dalle “spiaggine” glamour ai taxi bicolore, fino alle auto di servizio delle forze dell’ordine, giusto per fare qualche esempio. In alcune di queste interpretazioni il modello trova spazio nell’area espositiva dell’Heritage Hub.

Ospite d’onore è un esemplare della specie proveniente da una collezione privata, che lega la sua storia ad alcune avventure straordinarie: ha percorso le rotte di Marco Polo, raggiunto Capo Nord per due volte e attraversato la rotta Transiberiana d’inverno da Mosca a Vladivostok. Una prova dell’incredibile duttilità dell’auto, progetta dal geniale Dante Giacosa, nome ben noto agli appassionati….e non solo.

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In esposizione, all’Heritage Hub, per la mostra “Monovolume”, anche il rarissimo master model dell’auto di cui ci stiamo occupando, realizzato in legno di mogano. Si può ammirare pure un esemplare della prima serie. Presente all’appello, inoltre, la Fiat 600 Multipla dell’Arma dei Carabinieri.

Per gustare la mostra torinese, accolta nell’ex Officina-81 di Mirafiori, bisognerà acquistare un biglietto, ma a mio avviso ne vale la pena. Qui sono custodite oltre 300 vetture classiche dei marchi italiani del gruppo Stellantis: un vero tuffo nella storia a quattro ruote del Belpaese, completato dalla collezione ASI Bertone.

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La Fiat 600 Multipla rappresentò, come dicevamo, l’inizio di una nuova specie automobilistica, quella dei monovolume familiari. Da questa creatura derivò il filone delle grandi “tuttospazio” europee. Sicuramente è stata una vettura che ha cambiato il modo di pensare le architetture compositive di un mezzo a quattro ruote.

Quest’opera della casa torinese non nacque per uniformarsi al gusto dell’epoca, ma scelse, con coraggiosa sfrontatezza, di reinventare le regole del gioco. Il suo debutto avvenne al Salone di Bruxelles del 14 gennaio 1956, dove generò un effetto sorpresa, per la sua natura di mezzo fuori dagli schemi. Non somigliava a nulla di già visto.

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Il modello aveva il sapore di una scommessa audace, nel segno del genio italico, e seppe dare un indirizzo nuovo al concetto di mobilità. Con le sue forme stravaganti, la Fiat 600 Multipla non si limitò a stupire, ma gettò di fatto le fondamenta per una categoria del tutto inedita: quella dei monovolume.

Ribaltando i quattro sedili posteriori si recuperava una superficie di carico piatta di oltre 1.75 metri quadrati, pronta ad accogliere anche i colli più ingombranti. Il suo spirito pratico, unito a costi di gestione straordinariamente contenuti, la rese immediatamente il punto di riferimento per le famiglie italiane e per i professionisti del trasporto.

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Sotto l’innovativa carrozzeria pulsava il cuore della 600 berlina, da 633 centimetri cubi di cilindrata. Con un muso quasi perfettamente verticale e una coda che scendeva fluida, la Fiat 600 Multipla dava quasi l’illusione ottica di viaggiare al contrario. Questa silhouette inconfondibile, arricchita dalle portiere anteriori con apertura controvento e posteriori tradizionali, catturava gli sguardi allora come oggi.

Nell’immaginario collettivo della penisola, la Multipla ha il volto della celebre livrea bicolore verde e nera: quella della versione taxi, che invase letteralmente le piazze e le strade delle nostre città, diventando uno dei simboli visivi più potenti del boom economico del dopoguerra.

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Nell’estate del 1960, con il debutto della versione D, la cilindrata crebbe a 767 centimetri cubi, regalando alla vettura un brio superiore senza intaccare la filosofia del massimo risparmio alla pompa, perché l’economia di esercizio era un mantra da rispettare a tutti i costi.

Fonte | Stellantis

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