Torino ritrova uno dei patrimoni più preziosi della propria storia automobilistica. All’Heritage Hub è stato infatti inaugurato il nuovo spazio espositivo dedicato alla Collezione ASI Bertone, considerata da molti una delle raccolte più importanti al mondo per comprendere l’evoluzione del design dell’auto. Si tratta di un ritorno molto atteso, che riporta nel capoluogo piemontese una raccolta profondamente legata alla cultura industriale e creativa della città e che crea un dialogo naturale tra due realtà accomunate dalla stessa matrice: raccontare l’eccellenza torinese nel campo dello stile, della progettazione e dell’innovazione tecnica.
Il ritorno della Collezione ASI Bertone a Torino restituisce un elemento fondamentale del patrimonio industriale e stilistico della città
L’apertura ufficiale ha avuto anche un forte valore simbolico per il territorio. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti delle istituzioni e figure di primo piano del mondo dell’auto e del design, tra cui Andrea Tronzano per la Regione Piemonte, il presidente ASI Alberto Scuro e Roberto Giolito, responsabile di Heritage Hub Italy. Insieme a loro anche protagonisti di stagioni fondamentali del Centro Stile Bertone, da Giorgetto Giugiaro a Luciano D’Ambrosio, passando per Giuliano Biasio, David Wilkie e Mike Robinson. Una partecipazione che ha confermato la portata culturale dell’iniziativa e il suo stretto legame con la storia di Torino.
Grazie all’intesa tra Automotoclub Storico Italiano e Heritage Hub, la Collezione Bertone, acquisita da ASI e tutelata dal 2015, può ora essere ammirata dal pubblico. L’esposizione riunisce 66 modelli realizzati tra gli anni Sessanta e i primi Duemila: vetture di serie diventate iconiche, prototipi, studi di stile e show car nati dalla collaborazione con venti marchi automobilistici internazionali. Ogni esemplare testimonia un diverso momento del percorso creativo di Bertone e racconta come il Centro Stile abbia saputo interpretare, anticipare e spesso riscrivere il linguaggio dell’automobile, muovendosi con libertà tra sperimentazione formale, ricerca tecnica e intuizione industriale.

L’arrivo della Collezione si inserisce in una fase di rinnovamento più ampia dell’Heritage Hub di via Plava, nel complesso storico di Mirafiori. Negli ultimi dodici mesi lo spazio è stato ripensato per rendere la visita più chiara, accessibile e coinvolgente. Ne è nato un Hub più strutturato, che rafforza la sua missione originaria: custodire e raccontare “le auto di Torino”, cioè i modelli, le idee e le visioni che hanno fatto della città uno dei grandi poli mondiali dell’automobilismo. Questa vocazione prende forma in una raccolta già straordinaria di oltre 300 veicoli dei marchi italiani del Gruppo, capaci di ripercorrere più di un secolo di storia tra produzione, prototipi e pezzi unici.
Anche il percorso espositivo è stato riorganizzato. Le otto sezioni tematiche che compongono la visita sono state ridisegnate per offrire una lettura più efficace dell’evoluzione dell’auto. Ogni area presenta otto modelli principali disposti cronologicamente, affiancati da altre vetture accomunate da soluzioni tecniche, stilistiche o culturali. In questo modo, ciascun tema viene inserito in un contesto più ampio e leggibile. L’interesse crescente del pubblico ha spinto inoltre ad ampliare l’accessibilità del museo: dopo l’aumento dei visitatori registrato nell’ultimo anno, con una presenza internazionale particolarmente significativa, da marzo l’Heritage Hub è aperto tutti i giorni tranne il lunedì, con prenotazione online, visite autonome nei feriali e guidate nel fine settimana.
Roberto Giolito ha sottolineato come l’Heritage Hub voglia raccontare oltre cento anni di automobilismo attraverso una chiave evolutiva fortemente intrecciata alla storia di Torino. L’ingresso della Collezione ASI Bertone, ha spiegato, rende ancora più forte il ruolo dell’Hub come luogo capace di leggere il cambiamento dell’auto nei suoi diversi linguaggi: dalle corse alla sostenibilità, dalle carrozzerie speciali alle piccole vetture che hanno segnato la mobilità di massa.
Sulla stessa linea anche Alberto Scuro, che ha ricordato come l’obiettivo, fin dall’inizio, fosse riportare a Torino un patrimonio che appartiene pienamente alla città e al Piemonte. Con il suo nome leggendario, Bertone rappresenta infatti una parte fondamentale di quella tradizione progettuale che ha reso Torino unica al mondo. Dopo la messa sotto tutela della collezione nel 2015, il suo ritorno definitivo sotto la Mole rappresenta, per ASI, il compimento di un percorso di conservazione e valorizzazione. Un traguardo che assume ancora più significato nel sessantesimo anniversario dell’associazione.

Le radici della raccolta affondano nei primi anni Settanta, quando Nuccio Bertone intuì il valore storico dei prototipi e decise che non dovessero più essere demoliti. Nella sede di Caprie, inaugurata nel 1972, iniziò così a prendere forma una collezione destinata a crescere negli anni, arricchita anche dalle vetture a lui più care. Il percorso oggi ospitato all’Heritage Hub si apre con l’Alfa Romeo Giulia Sprint del 1963, simbolo perfetto della doppia anima Bertone: creatività di stile e capacità industriale. Seguono capolavori come Lamborghini Miura S e Runabout, quindi modelli di serie e concept degli anni Settanta, tra Espada, Fiat Dino Coupé, Lancia Stratos, X1/9, Ferrari 308 GT4, Citroën Camargue, Ferrari Rainbow e Volvo Tundra. È il periodo segnato dal genio di Marcello Gandini, che introdusse un lessico geometrico destinato a lasciare un segno profondo.
Gli anni Ottanta raccontano una Bertone sospesa tra grande produzione e provocazione stilistica, con modelli come Opel Kadett Cabriolet e Fiat Ritmo Cabriolet accanto a proposte visionarie quali Chevrolet Ramarro, Citroën Zabrus, Lamborghini Genesis e naturalmente Countach Quattrovalvole. Nei Novanta emerge invece l’interesse per la mobilità elettrica, affrontato con largo anticipo rispetto ai tempi dalla Bertone ZER, primatista mondiale tra 1994 e 1995, e dalla sportiva Bliz. Non mancano coupé come Lancia Kayak, Opel Slalom e Alfa Romeo Bella, né esercizi su base Fiat come Rush, Racer ed Enduro. I primi anni Duemila guardano soprattutto alla funzionalità e all’abitabilità, come dimostrano Bertone Slim, Opel Filo e Cadillac Villa, senza rinunciare a sportive di razza come Birusa, Aston Martin Jet 2 e Jaguar B99 TT.
A rendere ancora più speciale l’esperienza è infine l’edificio stesso che ospita la collezione: i 15 mila metri quadrati della storica Officina 81 di Mirafiori, nata nel 1939. Lo spazio è stato restaurato mantenendo intatta la sua identità industriale, dai colori originali alla pavimentazione in cemento, fino alla struttura metallica. Qui la storia dell’auto italiana non viene solo esposta: si respira.
