Lo stabilimento Stellantis di Atessa torna al centro del dibattito sul futuro dell’automotive italiano. In vista dell’Investor Day del gruppo, previsto il 21 maggio a Detroit, la FIM-CISL rilancia la necessità di un piano industriale chiaro, capace di garantire investimenti, nuovi modelli e stabilità occupazionale per uno dei siti produttivi più importanti della Val di Sangro.
La FIM-CISL chiede a Stellantis garanzie sul futuro dello stabilimento di Atessa
Nel documento approvato dal Coordinamento nazionale del sindacato, Atessa viene indicata come un asset strategico per la produzione dei veicoli commerciali leggeri in Europa. La richiesta è di confermare il ruolo centrale dello stabilimento nella divisione LCV del gruppo, mantenendo la produzione dei marchi oggi assemblati: Fiat, Citroën, Peugeot, Opel e Vauxhall, oltre ai veicoli realizzati attraverso le partnership industriali con Toyota e Iveco.
Un punto decisivo riguarda la transizione tecnologica. La FIM-CISL chiede che Atessa resti protagonista anche nella produzione delle nuove motorizzazioni elettriche, evitando che il passaggio verso l’elettrificazione possa tradursi in una riduzione delle attività o dei volumi produttivi. Per il sindacato, il sito abruzzese deve continuare a essere il riferimento europeo per i grandi furgoni commerciali, indipendentemente dal tipo di alimentazione.
Tra le priorità c’è anche la conferma del lancio della nuova generazione dei large van a partire dal 2027. Secondo la FIM-CISL, questo passaggio rappresenta una garanzia fondamentale per dare continuità produttiva allo stabilimento e prospettive più solide sia ai lavoratori diretti sia alle imprese dell’indotto.
Il sindacato sollecita inoltre investimenti su infrastrutture e macchinari, con l’obiettivo di aumentare la capacità produttiva del plant, oggi considerata inferiore alle sue potenzialità. Particolare attenzione viene posta agli impianti di verniciatura, indicati come uno dei principali vincoli industriali.

La richiesta complessiva è un cronoprogramma preciso su investimenti, lanci produttivi e ricadute occupazionali, insieme alla garanzia di nessuna chiusura e nessuna riduzione unilaterale del personale. Per Atessa e per l’intero Abruzzo, la partita resta cruciale.
