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Stellantis, l’Italia aspetta il verdetto da Detroit: la Fim-Cisl chiede nessun licenziamento e nessuna chiusura

Stellantis: mentre l'Italia attende con il fiato sospeso notizie da Detroit, la Fim-Cisl ha fatto delle richieste specifiche

Stellantis Pomigliano

L’auto italiana arriva al nuovo piano Stellantis con più timori che certezze. Il gruppo presenterà la propria strategia il 21 maggio ad Auburn Hills, nel Michigan, cuore dell’ex Chrysler e non invece in Italia come molti speravano con la nomina di Antonio Filosa a nuovo numero uno del gruppo. Una scelta simbolica, mentre gli stabilimenti italiani restano sospesi tra cassa integrazione, volumi ridotti e attesa di nuovi modelli.

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Stellantis: la Fim-Cisl chiede nessuna chiusura di stabilimenti e nessun taglio unilaterale all’occupazione

La Fim-Cisl, riunita a Roma con il segretario generale Ferdinando Uliano e il responsabile automotive Stefano Boschini, ha approvato un documento che chiede garanzie precise: nessuna chiusura di stabilimenti, nessun taglio unilaterale all’occupazione, nessun arretramento delle attività produttive. È la fotografia di una fase in cui l’obiettivo minimo non è più la crescita, ma la tenuta industriale.

Al centro c’è Mirafiori, simbolo della crisi. Lo stabilimento torinese vive tra produzioni ridotte e ammortizzatori sociali, mentre la 500 Hybrid non basta a sostenere i volumi. Il sindacato chiede la conferma della 500 Bev e della mild hybrid, l’anticipo del nuovo modello previsto per il 2030 e l’assegnazione di un’altra vettura di largo consumo.

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Le richieste riguardano anche Cassino, dove servono certezze su Grecale, Alfa Romeo Stelvio e Giulia e sulle future Maserati; Pomigliano, con la Pandina, il Tonale e due nuovi modelli small; Melfi, in attesa di un ulteriore veicolo nel 2028; Atessa, da rafforzare nei commerciali e Termoli, dove il futuro passa da motori e batterie.

Stellantis Melfi

La crisi, però, non riguarda solo Stellantis. L’indotto soffre il calo dei volumi, i costi energetici e la transizione elettrica. La Fim chiede all’Europa neutralità tecnologica e un piano automotive finanziato con debito comune, mentre accusa il governo di aver ridotto i fondi nel momento più delicato.

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