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Stellantis Cassino, maggio 2026 si apre con un nuovo stop produttivo: cresce l’attesa per il piano industriale

Nuova chiusura per i reparti di lastratura, verniciatura e montaggio: sindacati e istituzioni chiedono chiarezza sul futuro dello stabilimento di Cassino

Stellantis Cassino

Nuova fermata produttiva per lo stabilimento Stellantis di Cassino a Piedimonte San Germano, nel Frusinate. I reparti di lastratura, verniciatura e montaggio resteranno chiusi oggi e domani, confermando una fase particolarmente difficile per uno dei poli industriali più importanti del Sud del Lazio.

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Stellantis Cassino si ferma ancora: sindacati in pressing sul piano industriale e sul futuro dello stabilimento

Lo stop a Cassino arriva in un anno già segnato da numeri pesanti, sia sul fronte delle vetture prodotte sia su quello delle giornate effettivamente lavorate. Una situazione che preoccupa sindacati, istituzioni e territorio, chiamati a difendere un impianto che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento occupazionale e produttivo.

In questo quadro, una prima notizia positiva riguarda il salvataggio di 60 posti di lavoro nell’indotto, accolto con sollievo dalle parti sociali. Resta però aperta la questione centrale: costruire una prospettiva solida per lo stabilimento di Cassino, capace di garantire continuità produttiva, occupazione e tenuta socioeconomica per l’intera area.

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Nei prossimi giorni è atteso un confronto tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. L’incontro sarà seguito con attenzione dai sindacati, che chiedono risposte chiare in vista della presentazione del piano industriale Stellantis prevista per fine mese.

La richiesta principale riguarda il futuro di Cassino. Tra gli stabilimenti italiani del gruppo, quello di Piedimonte San Germano è infatti uno dei più colpiti dalle chiusure a singhiozzo. Per questo le organizzazioni sindacali chiedono a Stellantis di chiarire le proprie intenzioni e indicare quali modelli, investimenti e volumi produttivi siano previsti.

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Intanto si moltiplicano le indiscrezioni su possibili investitori stranieri, in particolare cinesi, interessati alla fabbrica frusinate. I sindacati non escludono a priori nuovi capitali, ma chiedono che ogni scelta venga condivisa con i rappresentanti dei lavoratori e inserita in un vero progetto di rilancio.