Secondo alcuni documenti ottenuti dal Detroit News tramite una richiesta basata sul Freedom of Information Act, all’inizio dell’anno la sede centrale nordamericana di Stellantis ad Auburn Hills è finita sotto la lente degli ispettori sanitari e di sicurezza del Michigan. Il controllo è partito dopo una segnalazione interna: “decine” di dipendenti della torre dell’edificio avrebbero accusato diversi malesseri dopo il ritorno in ufficio.
Decine di dipendenti Stellantis si sono sentiti male dopo il ritorno a lavoro in Ufficio presso la sede centrale di Auburn Hills in Michigan
I disturbi riportati dai lavoratori sono stati vari e, in alcuni casi, significativi: epistassi, emicranie, vomito, problemi cutanei e digestivi, tosse e stanchezza. Sintomi che hanno alimentato preoccupazioni tra i dipendenti, proprio mentre l’azienda stava riportando progressivamente il personale impiegatizio alla presenza in sede.
La Michigan Occupational Safety and Health Administration non ha emesso sanzioni nei confronti della casa automobilistica. Dopo il sopralluogo di febbraio e le interviste con almeno nove lavoratori che avevano segnalato problemi, l’agenzia ha però trasmesso a Stellantis una serie di raccomandazioni, concentrate soprattutto sulla qualità dell’aria interna e sulla prevenzione della muffa.

Stellantis ha ribadito la propria attenzione alla sicurezza dei luoghi di lavoro. “Attribuiamo costante importanza alla salute, alla sicurezza e al benessere dei dipendenti”, ha dichiarato la portavoce Jodi Tinson, spiegando che le recenti valutazioni effettuate negli uffici avrebbero confermato la sicurezza dell’ambiente. L’azienda ha inoltre richiamato gli interventi di pulizia e manutenzione preventiva già in corso.
Le segnalazioni arrivano in una fase delicata: Stellantis ha infatti chiesto ai dipendenti con mansioni impiegatizie di tornare in ufficio cinque giorni alla settimana. Dopo una fase di lavoro flessibile e una successiva presenza minima di tre giorni, la nuova politica è stata annunciata a gennaio ed è entrata pienamente in vigore il 30 marzo. L’azienda l’ha motivata con la necessità di rafforzare collaborazione, innovazione, tutoraggio e allineamento interno.
Secondo quanto riferito al MIOSHA, Stellantis aveva preparato l’edificio con pulizie, lavaggi, aggiornamenti ai sistemi di filtrazione dell’aria e test su qualità dell’aria e muffe. I reclami, però, sarebbero iniziati già con i primi rientri e sarebbero aumentati con l’obbligo dei cinque giorni. Alcuni dipendenti hanno parlato anche di polvere nera, odori di muffa, allagamenti e presenza di roditori.

Gli ispettori hanno rilevato che i test aziendali mostravano concentrazioni di spore di muffa “leggermente elevate” rispetto ai campioni esterni, ma generalmente considerate accettabili per la qualità dell’aria interna. Durante l’ispezione nella torre di 15 piani non sarebbero emerse prove di perdite o umidità tali da indicare fonti interne di muffa. L’agenzia ha comunque ricordato di non disporre di limiti ufficiali per l’esposizione sicura alle muffe e ha chiuso l’indagine senza sanzioni.
La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sul ritorno in ufficio nell’industria automobilistica statunitense. Anche Ford e General Motors hanno introdotto politiche più restrittive sulla presenza in sede, ricevendo critiche da parte dei dipendenti. Per Stellantis, tuttavia, la questione assume un peso particolare perché i lavoratori stanno rientrando nel grande complesso di Auburn Hills, costruito negli anni ’90 e rimasto in gran parte vuoto durante la pandemia.
Secondo alcuni esperti di lavoro, il ritorno obbligatorio in presenza può aiutare le aziende a rafforzare cultura e collaborazione, ma non garantisce automaticamente maggiore produttività. Il rischio, osservano, è che una politica troppo rigida possa alimentare malcontento e spingere i profili più qualificati a cercare alternative più flessibili.
