Nel 1993 Peugeot mise a segno un fantastico successo alla 24 Ore di Le Mans, regina delle gare endurance. Il dominio del “leone” fu così forte da portare tre auto a sua firma sui gradini più alti del podio. A guidare la tripletta, sulla pista della Sarthe, ci pensò la vettura condotta da Geoff Brabham, Éric Hélary e Christophe Bouchut, che raggiunsero la vittoria completando 375 giri.
Si scrisse così un momento particolarmente glorioso nella storia della casa automobilistica francese, che decise di celebrarlo portando su strada lo spirito della pista, con delle versioni speciali delle Peugeot 106, 306 e 405 dotate di uno specifico allestimento.
Gli interventi di caratterizzazione non interessarono la meccanica: bastarono i rimandi visivi ai colori del trionfo a dare un’identità specifica alla serie speciale, battezzata appunto “Le Mans”. Oggi gli esemplari di quella linea di prodotto sono fra le espressioni più interessanti del collezionismo del “leone” degli anni ’90.
Per i modelli della trilogia si scelse, oltre al nome evocativo, una vera e propria identità unificante. Il fil rouge discendeva dalla caratteristica livrea Rosso Lucifer, dai dettagli estetici dedicati e, soprattutto, dalla base tecnica derivata direttamente dalle versioni più sportive della gamma. Un approccio che privilegiava sostanza e coerenza, mantenendo intatto il DNA dinamico delle vetture di origine.

Piccola e leggera, la Peugeot 106 Le Mans apriva questa linea di prodotto. Sviluppata a partire dalla 106 XSi, godeva della spinta di un motore da 1.4 litri, in grado di sviluppare una potenza massima di 95 cavalli, su un peso inferiore ai 900 chilogrammi. Il modello garantiva brillantezza e reattività, esaltate dal classico retrotreno a barre di torsione.
Salendo di categoria, il livello successivo era occupato dalla Peugeot 306 Le Mans, derivata dalla 306 S16, la cui verve metteva tutti d’accordo. Sotto il cofano anteriore pulsava un motore a quattro cilindri da 2.0 litri, a 16 valvole, in grado di sviluppare circa 150 cavalli, per uno scatto da 0 a 100 km/h in circa 8 secondi e una punta velocistica nell’ordine dei 215 km/h. A fare la differenza, rispetto a quanto proposto dai concorrenti, era soprattutto il telaio, dotato del celebre retrotreno autosterzante passivo, capace di offrire un equilibrio dinamico tra i migliori della categoria.
Più in alto di lei, nella serie speciale di cui ci stiamo occupando, si poneva la Peugeot 405 Le Mans, basata sulla riuscitissima 405 Mi16. Da questa riprendeva l’eccellente profilo dinamico e prestazionale. Il compito della spinta era affidato a un motore da 1.9 litri, a 16 valvole, capace di erogare la ragguardevole potenza di 160 cavalli, che spingevano con grinta molto incisiva, fino alla velocità massima di circa 220 km/h.
Questa berlina sportiva aveva un comportamento stradale molto equilibrato e regalava buone scariche di adrenalina. Oggi rappresenta la versione più rara e ricercata della serie. A distanza di oltre 30 anni dalla nascita, le tre versioni speciali “Le Mans” continuano a rappresentare un capitolo unico nella storia del marchio. Un momento in cui il successo in pista non si è limitato a essere celebrato, ma è stato trasformato in qualcosa di tangibile.








Fonte | Stellantis
