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Stellantis ad Amsterdam: il conto salatissimo di un’era da dimenticare

L’assemblea Stellantis ad Amsterdam segna il passaggio di consegne tra l’era Tavares e il nuovo corso di Antonio Filosa.

filosa elkann, stellantis

Amsterdam è diventata per Stellantis il confessionale dove espiare i peccati di un 2025 che definire “orribile” è un eufemismo. L’assemblea degli azionisti ha sancito una sorta di rito di purificazione collettiva. John Elkann incassa un quasi plebiscitario 90% dei voti e si tiene stretta la corona, ma lo fa con un tono meno trionfale e molto più improntato allo spirito di sopravvivenza. La parola d’ordine è “umiltà”, un termine che nel vocabolario della galassia Exor non si sentiva da un pezzo, ma che oggi suona come l’unico airbag.

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Il nuovo (dallo scorso giugno) amministratore delegato, Antonio Filosa, si è trovato a gestire un’eredità che scotta. Il 2025 è stato una tempesta perfetta: catene di approvvigionamento saltate, l’altalena dei dazi doganali e una confusione normativa che ha reso la produzione di auto un esercizio di equilibrismo.

filosa elkann, stellantis

La narrazione ufficiale parla di “ripensamento del modello operativo”, ma tradotto significa che la gestione precedente, quella targata Carlos Tavares, aveva perso il contatto con il mondo reale, ignorando le esigenze dei clienti.

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Per voltare pagina, però, bisogna pagare il conto, e quello presentato agli azionisti Stellantis è un assegno da 22 miliardi di euro di oneri. Una cifra che Elkann definisce “dolorosa”, ma che è un’operazione chirurgica d’urgenza per asportare i rami secchi di una disciplina finanziaria che, a forza di tagliare costi, aveva finito per tagliare le gambe alla qualità.

Tra le macerie, spunta qualche timido germoglio. Il secondo semestre di Stellantis ha mostrato un fatturato in crescita del 10% e volumi che tornano a respirare. Il lancio di 10 nuovi modelli, pronti a tutto pur di compiacere un mercato che non sa ancora se vuole l’elettrico o il calore dei cilindri, è l’ultima fiche puntata sul tavolo della ripresa.

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filosa elkann, stellantis

Mentre l’Investor Day del 21 maggio incombe come l’esame di riparazione definitivo, la Fiom-Cgil non recita la parte del coro angelico, ricordando a tutti che i numeri di bilancio non cancellano quello che resta l’anno più nero della storia del gruppo.