Fra circa un mese ricorrerà il sessantesimo anniversario della nomina di Gianni Agnelli alla presidenza FIAT, avvenuta il 30 aprile 1966. Il celebre imprenditore, noto come “l’Avvocato”, nacque il 12 marzo 1921 a Torino. Nella stessa città lasciò questo mondo, quando le lancette del tempo segnavano il 24 gennaio 2003.
Uomo di acuta intelligenza, Gianni Agnelli seppe entrare nel bel mondo, suscitando ammirazione nei suoi confronti da parte di capi di Stato, principi e sultani, banchieri e finanzieri. Per il suo ruolo e per il suo carisma divenne una figura simbolo nel panorama economico-finanziario e sociale del nostro Paese.
Abituato a frequentare i potenti della terra, seppe coltivare il rispetto per gli altri. Non alzava mai la voce e non amava litigare con gli altri. Il suo approccio era elegante ma deciso. Sapeva convincere con il suo appeal.
Figlio di Edoardo e della principessa Virginia Bourbon del Monte, Gianni Agnelli, all’età di 22 anni, fece il suo esordio nei piani alti dell’azienda fondata dal nonno. Risale al 1943, infatti, la sua nomina a vice-presidente della FIAT. Alcuni anni dopo, nel 1953, convolò a nozze con Marella Caracciolo di Castagneto, che gli diede due figli: Edoardo e Margherita.
Fu quello un periodo felice per l’Avvocato che, da grande cultore del bello, ostile ad ogni forma di monotonia, seppe condurre una vita mondana ai più alti livelli. Il suo stile fece scuola e, in tanti, si sforzarono di imitarlo. Così fu fino alla sua dipartita!
Nel 1963 venne nominato amministratore delegato della FIAT, all’ombra del ragioniere Valletta, ma già tre anni dopo, nel 1966, assunse l’incarico di presidente della società. L’Avvocato, da quel momento, condusse la sana azienda di famiglia verso nuovi e importanti traguardi, allargandone gli orizzonti e regalandole una connotazione internazionale.
Nuovi business si affiancarono all’attività principale, consacrando il gruppo al rango di holding, capace di creare migliaia di posti di lavoro e di donare immagine e prestigio al sistema Italia. Nel 1967 divenne presidente dell’Editrice “La Stampa”. Due anni dopo fece il suo ingresso in Ferrari, con una quota di maggioranza.
All’inizio degli anni settanta fu costretto a misurarsi con una devastante crisi petrolifera che mise in ginocchio l’industria automobilistica mondiale, conducendo la Fiat sull’orlo del collasso.
Gianni Agnelli, consapevole che per completare i previsti programmi di investimento, necessari per garantire un’efficace presenza sui mercati, occorreva una notevole iniezione di liquidità, strinse un accordo coi libici del colonnello Gheddafi. In tanti contestarono la scelta, ma il tempo gli diede ragione.
Senza la sottoscrizione dell’aumento di capitale, mediante il versamento di 415 milioni di dollari, in cambio del 9,7% delle azioni ordinarie, la Fiat non sarebbe stata capace di far fronte alla difficile situazione contingente. Inoltre non avrebbe potuto ammortizzare l’onda d’urto degli scioperi sistematici degli anni successivi, che si svilupparono in un clima sociale veramente rovente.
Dal 1974 al 1976 Gianni Agnelli fu presidente di Confindustria e, per stemperare le tensioni sociali, sottoscrisse con Luciano Lama e con le organizzazioni sindacali l’accordo sul “punto di contingenza”. Grazie ad alcune felici intuizioni manageriali, l’Avvocato riuscì a restituire alla FIAT la natura di entità produttiva ad alta efficienza; nel giro di pochi anni, il successo tornò ad arridere ai marchi del gruppo torinese.
Già presidente dell’IFI e dell’Exor Group S.A., fu nominato nel 1991 senatore a vita dall’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Nel 2000 entrò a far parte, come membro onorario, del Comitato Olimpico Internazionale. Gianni Agnelli era un grande cultore dell’arte e della vela e coltivava due smisurate passioni sportive: la Juventus e la Ferrari. Dell’azienda di Maranello diceva spesso: “Fa parte della mia vita!”.
Il suo ingresso nel capitale sociale della Ferrari avvenne con grande discrezione, senza cenni di voracità speculativa, ma con l’amore, la passione e il rispetto che solo un gentiluomo può avere per l’eccellente lavoro svolto dagli altri. Non entrò mai in conflitto col “Commendatore”, nei cui confronti provava una grande ammirazione.
Conquistò la sua stima e quella di tutta l’azienda, che nel 2000? ricambiò l’affetto battezzando con le sue iniziali la monoposto di Formula 1 destinata a competere in quella stagione agonistica. Unendo così per sempre nel successo i due nomi.
