Stellantis ha scelto di chiudere in modo definitivo la propria esperienza dentro Symbio, e con questa mossa manda anche un messaggio molto chiaro sul proprio futuro industriale. L’uscita dalla joint venture non è soltanto una decisione finanziaria: è il segnale di un cambio di rotta preciso, che conferma come il gruppo non consideri più l’idrogeno una priorità concreta nel medio termine.
L’addio all’idrogeno costerà caro a Stellantis: 235 milioni di euro per lasciare Symbio
L’operazione costerà a Stellantis 235 milioni di euro, una cifra importante ma comunque più bassa rispetto ai circa 400 milioni che si temevano inizialmente. Nel dettaglio, il conto comprende circa 145 milioni di euro legati alla rinuncia a crediti e altri 90 milioni in liquidità. Una volta chiuso l’accordo, atteso entro maggio, Symbio passerà sotto il controllo paritario di Michelin e Forvia, che deterranno ciascuna il 50% del capitale.
Guardando i numeri, si potrebbe pensare a una normale uscita societaria. In realtà la questione è più profonda. Stellantis era entrata in Symbio nel 2023 con una quota del 33,3%, con l’idea di rafforzare il proprio ruolo nello sviluppo dei veicoli commerciali a idrogeno. Era un investimento che doveva accompagnare una fase di crescita e di sperimentazione tecnologica. Oggi, però, quel progetto viene archiviato perché il gruppo ha deciso di concentrarsi su attività considerate più sostenibili dal punto di vista economico e più coerenti con il nuovo equilibrio industriale voluto da Antonio Filosa.

Il problema, però, non riguarda soltanto Stellantis. Per Symbio, l’uscita del gruppo ha un peso enorme. Non viene meno solo un socio importante, ma anche il principale cliente della joint venture. Secondo quanto emerso, Stellantis rappresentava fino all’80% degli ordini. Questo significa che la società dovrà affrontare non solo una nuova configurazione azionaria, ma soprattutto una perdita commerciale molto pesante, che mette in discussione l’intero equilibrio del progetto.
Le conseguenze sono già concrete. È stato infatti avviato un piano di ridimensionamento che prevede il taglio di circa il 70% della forza lavoro, pari a 358 posti. Un dato che rende evidente quanto la decisione di Stellantis pesi non soltanto sul piano industriale, ma anche su quello sociale. I sindacati hanno parlato apertamente di uno shock e chiedono interventi per salvaguardare almeno una parte dell’occupazione, oltre a difendere le attività di ricerca e sviluppo costruite attorno a Symbio in questi anni.
Tutto questo apre inevitabilmente un interrogativo più ampio sul futuro della filiera francese dell’idrogeno. Fino a oggi il settore aveva potuto contare anche su un supporto pubblico significativo, pari a circa 350 milioni di euro, ma senza un attore industriale come Stellantis e senza il suo volume di ordini, il quadro cambia profondamente. Restano poi i dubbi sulla disponibilità di Michelin e Forvia a sostenere da sole nuovi investimenti in una fase così delicata.

