Oggi il termine supercar è inflazionato. Spesso lo si usa a sproposito, su auto il cui solo merito è quello di andare forte. Il concetto, invece, è ben più alto e va oltre i semplici numeri, per quanto questi abbiano un ruolo non secondario. Addirittura la Ferrari, che potrebbe usare senza abusi linguistici e filosofici questo appellativo per tutte le sue auto dell’era moderna, lo riserva soltanto a quelle in serie limata al top di gamma.
Sono le opere d’arte a quattro ruote lanciate periodicamente per scrivere le note di eccellenza del marchio, in termini di ingegneria e di raffinatezza progettuale, oltre che ovviamente prestazionale. In pratica, a Maranello considerano supercar soltanto le auto sportive del livello più alto, quelle che altri chiamano hypercar. Stiamo parlando delle cosiddette “big six“, ovvero delle sei regine del “cavallino rampante” che incarnano l’eccellenza della tecnologia del marchio e il massimo livello di travaso dal mondo delle corse.
La prima espressione della specie fu la Ferrari GTO del 1984, che ha segnato una strada, poi percorsa da altre creature fantastiche, la più recente delle quali è la F80: un missile ruotato che scardina i riferimenti mentali, proiettandoli oltre l’immaginazione, con metriche e soluzioni costruttive e progettuali di straordinario livello.
Roba che solo pochi anni fa usciva fuori dai radar della conoscenza, ma a Maranello sono sempre bravi nell’esercizio della loro inimitabile bravura in quella che è la corsa verso l’innovazione. Da loro arrivano sempre i nuovi riferimenti, che alzano continuamente l’asticella, portandola ai limiti delle leggi fisiche (o forse pure oltre). Oggi vogliamo mettere a fuoco due creature che si pongono ai due poli della famiglia delle supercar di Maranello, sia in termini di performance che sul piano cronologico. Se l’argomento vi interessa, seguiteci nel nostro viaggio alla loro scoperta.
Ferrari GTO

A lei va il merito di aver aperto il filone delle supercar del “cavallino rampante“, che annovera nelle sue file gioielli come le F40, F50, Enzo, LaFerrari ed F80. Sicuramente la Ferrari GTO è una delle più belle ed entusiasmanti della specie. Sublimi le sue linee, firmate da Pininfarina. In esse si coglie una certa parentela visiva coi tratti della 308 GTB, ma le proporzioni e i giochi volumetrici sono completamente diversi, al punto da rendere impossibile fare confusione tra i due modelli.
La nuova “Gran Turismo Omologata” esprime una carica sportiva incredibile, anche grazie ai passaruota allargati, cui va il merito di aggiungere grinta a un corpo grafico già di suo muscolare ed elegante. Difficile miscelare allo stesso modo gli aspetti funzionali e quelli estetici, con un esito così felice. Classe e vigore fanno parte del suo repertorio dialettico, in modo estremamente naturale. Da qualsiasi prospettiva di osservazione questa “rossa” limited edition è inebriante.
Il corpo vettura è plasmato con pannellature in vetroresina e materiali compositi, per ottenere la massima robustezza col minimo peso. Nella struttura dell’abitacolo è integrato un roll-bar rispondente alla normativa dell’omologazione sportiva. Questo elemento di sicurezza è ben mimetizzato, ma ha una grande valenza strutturale.
Nata per omologare un vettura da corsa destinata al poi abortito gruppo B, la Ferrari GTO doveva prendere vita in soli 200 esemplari: il quantitativo minimo richiesto dal capitolato regolamentare. La forte richiesta, unità alla volontà di non scontentare alcuni clienti, spinse lo stock produttivo a 272 esemplari. Una cifra che ne fa comunque la vettura più rara fra le supercar in serie speciale della casa di Maranello. Questa “rossa” fu svelata al Salone Internazionale di Ginevra del 1984. Nel nome riporta una sequenza di lettere connesse alla mitica 250 del 1962, vincitrice di tre campionati mondiali Gran Turismo.
Il modello sfrutta il travaso di tecnologie provenienti dal mondo delle corse. La liaison si coglie, in particolare, nella presenza della sovralimentazione e nell’uso dei materiali compositi, come sulle monoposto di Formula 1. Una quota dell’essenza materica discende da quella voluta dall’ingegnere Harvey Postlethwaite per la 126 C2 del 1982 e poi usata come base sperimentale per sviluppare le successive monoposto C3 e C4.
Quegli studi furono messi a frutto per realizzare nella Ferrari GTO i particolari possibili, in base alle conoscenze del tempo. Ricordiamo che i “compositi” sono costituiti da materiali differenti, incorporati in un’unica struttura, in modo da sfruttare i vantaggi propri di ciascun elemento costitutivo. L’uso di questi ingredienti sulla fantastica “belva” del “cavallino rampante”, in alcune delle sue parti, permise di risolvere problemi di peso, rigidezza, isolamento termico e acustico.
Anche nella realizzazione del motore si fece appello alle conoscenze acquisite nel mondo dei Gran Premi, specie per il dimensionamento e la collocazione delle due turbine e dei relativi impianti oltre che per l’impiego di magnesio e altri materiali speciali. Sulla Ferrari GTO è stato usato un sistema di iniezione-accensione elettronica Weber-Marelli, composto da due impianti completamente separati, che alimentano distintamente le due bancate. I collettori di aspirazione sono a condotti sdoppiati.
La spinta di questa supercar fa capo a un motore V8 da 2.855 centimetri cubi di cilindrata. Il cuore, montato longitudinalmente fra l’abitacolo e l’asse delle ruote posteriori, eroga la bellezza di 400 cavalli di potenza massima, a 7.000 giri al minuto, con un picco di coppia di 50.6 kgm a 3.800 giri al minuto. Cifre impressionanti per quel tempo, specie in relazione alla cilindrata. Il loro ottenimento fu reso possibile dalla sovralimentazione biturbo, con pressione di sovralimentazione di 0.8 bar. L’energia giunge al suolo, sulle ruote posteriori, tramite un cambio longitudinale a cinque marce, con differenziale autobloccante incorporato. Il fatto che la scatola sia in magnesio e in alluminio conferma il suo legame con il Circus.
Una coppia di ingranaggi di rinvio permise di abbassare il gruppo motopropulsore di circa 7 centimetri, con evidenti vantaggi sull’handling e sulla guidabilità del veicolo. Di riferimento, per i suoi anni, il quadro prestazionale, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 4.9 secondi, da 0 a 200 km/h in 15.2 secondi, da 0 a 400 metri in 12.7 secondi e da 0 a 1.000 metri in 21.7 secondi, con velocità di uscita di 252 km/h. La punta velocistica va oltre la soglia dei 305 km/h. Ancora oggi queste cifre fanno impressione.
Le danze della Ferrari GTO sono smorzate da quattro freni a disco ventilato, con pinze in lega di alluminio di nuova progettazione, sviluppate insieme a Brembo. Notevole il lavoro condotto da tecnici di Maranello su tutti i fronti, come sospensioni, pneumatici, elettronica, aerodinamica e accessoristica in generale. Questa “rossa” è una brillante dimostrazione della capacità del “cavallino rampante” di travasare, sul prodotto di listino, le tecnologia provenienti dal mondo delle corse.
Fin dalla nascita, la casa di Maranello ha sempre guardato all’universo racing, non solo per l’aspetto agonistico e la voglia di migliora il palmares, ma soprattutto per la ferma convinzione che questa attività rappresentasse una fucina insostituibile di innovazioni tecniche. La GTO è a dimostrazione tangibile di questo modo di pensare ed agire. Il suo armonioso mix fra eleganza, sportività, potenza e aggressività l’ha issata nell’Olimpo dei sogni di tutti, dove ancora oggi trova spazio, con forza vigorosa.
Le quotazioni stratosferiche raccolte dal modello nelle più prestigiose aste internazionali ne sono il semplice riflesso. Non è solo un legame estetico, quello che si instaura con lei. Qui le performance sono armoniosamente unite a caratteristiche di guidabilità e stabilità, in una tela di encomiabile splendore. Dopo di lei, nella famiglia delle supercar al top di gamma, è giunta la leggendaria F40: l’unica che in termini di fascino può posizionarla dietro.
Ferrari F80

Non è la più bella di questa famiglia di supercar, ma ha una presenza scenica travolgente, che conquista il cuore. In foto non rende, ma dal vivo fa davvero un grande effetto. Sembra una miscela fra un’astronave e un bolide per la 24 Ore di Le Mans. Ci vuole un attimo per entrare in sintonia con le sue trame stilistiche fuori dagli schemi. In foto mi disorientava, ma di presenza ho persino colto delle note di armonia nel suo design.
Certo, la fluidità dialettica della GTO e della F40 è di un altro livello, ma i tratti meno sinuosi e scultorei della Ferrari F80 non deludono affatto. Sono spaziali e questo basta ad incidere il suo carisma nel cuore della gente. Persino la vistosa striscia nera frontale di raccordo dei gruppi ottici anteriori trova un senso estetico nel confronto diretto col mezzo. Il quadro si appesantisce con alcune scelte di personalizzazione già fatte da alcuni clienti, come il tetto con trama in carbonio o, peggio ancora, in tinta con la carrozzeria.
Per fortuna simili trattamenti non hanno una grande frequenza. Meglio lasciare l’auto con i giochi materici e i contrasti grafici delle origini, lasciando spazio al reparto Tailor Made in altri ambiti. La Ferrari F80 è la nuova supercar di riferimento; l’auto di punta del “cavallino rampante”. Qui si concentra tutta l’eccellenza ingegneristica della casa di Maranello, traghettata dalle corse alle strade di tutti i giorni. Con lei l’asticella si è spinta più in alto che mai.
Incredibile il passo in avanti compiuto sui tempi sul giro, rispetto alle antesignane, specie considerando la difficoltà di scavare margini così ampi all’approssimarsi dei limiti e con tempi sempre più compressi, ormai prossimi a quelli di certi bolidi da corsa. Possiamo dire che il salto generazionale è stato di portata quantica. In pista, le GTO, F40, F50, Enzo e LaFerrari vengono letteralmente stracciate dall’ultima discendente della famiglia.
Rispetto alle sorelle prima menzionate, la F80 è quella col frazionamento più basso, ma vanta una tecnologia molto più sofisticata e performance di un altro pianeta. Questa Ferrari, con le sue architetture estreme, punta a sfidare le leggi della fisica, ma resta perfettamente guidabile anche da chi non usa abitualmente tuta e casco. Incredibile come il know-how aziendale permetta di raggiungere simili risultati, che vanno oltre i limiti dell’immaginazione. Del resto, stiamo parlando dell’azienda leader del comparto, non di un costruttore qualunque.
Cuore vivo della “rossa” in esame è il motore V6 biturbo e ibrido, da 3.0 litri di cilindrata, che mette sul piatto la componente emotiva, sonora ed energetica principale. Suoi 900 dei 1.200 cavalli erogati dall’auto. Il resto della potenza sviluppata dalla Ferrari F80 giunge dalla parte elettrica, composta da assale (e-4D) e motore (MGU-K). Le cifre in gioco sono le più alte mai raggiunge da un’auto stradale del “cavallino rampante”, non soltanto suo fronte della scuderia ma anche su quello prestazionale.
Basti dire che l’accelerazione da 0 a 100 km/h viene liquidata in 2.1 secondi, mentre i 200 km/h con partenza da fermo vengono messi in archivio nell’incredibile tempo di 5.75 secondi. La velocità massima si spinge oltre quota 350 km/h. Ancora più sorprendente il tempo sul giro messo a segno sulla pista di Fiorano: 1’15″30. Sul circuito di casa la Ferrari F80 fa addirittura meglio della FXX e si avvicina alla FKK K. Persino la 333 SP è a un tiro di schioppo, nonostante l’uso di pneumatici slick fatto da quest’ultima. Stiamo parlando di un risultato a dir poco straordinario.
Per rendere ancora meglio l’idea sulla forza dinamica della vettura, diciamo che siamo quasi 10 secondi sotto la Enzo e quasi 4.5 secondi sotto LaFerrari. Credo non occorra aggiungere altro. L’energia, di tempra vulcanica, giunge al suolo col supporto di un cambio F1 a doppia frizione a 8 rapporti, che passa di marcia alla velocità della luce. Questa tempra spaziale è il frutto della stretta connessione col mondo delle corse, in particolare con l’Hypercar 499P, vincitrice delle ultime tre edizioni della 24 Ore di Le Mans e del titolo costruttori nella serie FIA WEC dello scorso anno.
La liaison ha dettato la scelta del motore V6, che garantisce vantaggi in termini di leggerezza e compattezza, con benefici di posizionamento tanto sul fronte aerodinamico quanto su quello del baricentro. L’azione frenante della Ferrari F80 è affidata a un impianto speciale, nato in partnership con Brembo, composto da fibre lunghe di carbonio, che garantiscono una migliore resistenza (+100%) e conducibilità termica (+300%) rispetto alle soluzioni precedenti.
Molto attenta la scelta degli ingredienti su tutto il corpo della regina prestazionale delle supercar, con un approccio multimateriale che mette gli elementi chimici che servono nel posto in cui servono. Queste le misure della “rossa” in esame: 4.840 millimetri di lunghezza, 2.060 millimetri di larghezza, 1.138 millimetri di altezza, 2.665 millimetri di passo. Previsti solo 799 esemplari, con prezzo base di circa 3.6 milioni di euro.
Fonte | Ferrari
