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Le 3 Ferrari alate della big six family: missili ruotati

Sul piano prestazionale, ciascuna di esse ha rappresentato il riferimento della specie, nel suo tempo storico.

Auto Ferrari F40
Foto Ferrari

La produzione Ferrari si è giovata della presenza in listino di alcune auto estreme, legate intimamente al mondo delle corse. In questo ambito, uno spazio centrale è stato occupato dalle cosiddette “big six”. Parliamo delle supercar di punta del marchio. Sono quelle limited edition nate per rappresentare lo stato dell’arte aziendale, in termini di ingegneria e performance, nei loro tempi storici. Riservate ai migliori clienti, queste sculture estetiche e tecnologiche sono delle autentiche meraviglie.

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Ad aprire il trend ci pensò la GTO del 1984. Dopo di lei giunsero le F40, F50, Enzo e LaFerrari. Oggi a rappresentare la specie ci pensa la F80, gioiello più recente di questa straordinaria collana. Ciascuna di essa ha spinto sempre più avanti l’asticella delle performance, sfruttando al meglio il know how acquisito dal “cavallino rampante” nel mondo delle corse. Oggi delle sei sorelle ne prendiamo in considerazione tre, caratterizzate da un elemento di connessione visiva: la presenza di un grande alettone a tutta larghezza.

Sono le F40, F50 ed F80. Nelle prime due l’appendice aerodinamica è fissa ed integrata nelle alchimie stilistiche della carrozzeria. Nella terza, che è la più recente e prestante del gruppo, l’ala è attiva: si cela bene nelle forme dell’auto a riposo, per emergere in tutta la sua presenza una volta in esercizio, alle diverse altezze e con le mutevoli inclinazioni assunte durante l’azione. Siete pronti a scoprire insieme a noi queste “belve”, vedendo pure dove fermano i cronometri sulla pista di Fiorano? Bene: continuate la lettura del post.

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Ferrari F40

Ferrari F40
Foto da profilo Facebook Musei Ferrari

Lei è stata la prima “rossa” di “serie” a portare in dote una bella appendice alare posteriore. Perfetto l’innesto nella carrozzeria, che guadagna vigore ed energia sportiva dalla sua presenza, in un corpo grafico di sublime intensità. Anche questo elemento aerodinamico concorrere allo splendore estetico dell’ultima creatura del marchio nata quando Enzo Ferrari era ancora in vita. La Ferrari F40 è una delle vetture più amate di sempre. Sicuramente è quella entrata maggiormente nel cuore della gente dai tempi della 330 P4. Insieme a questa, alla 250 GTO e a pochissime altre si gioca la palma della leadership in termini di carisma.

Non faccio mistero del mio amore assoluto nei suoi confronti. Sul piano estetico è quella che mi coinvolge più di ogni altra. Le sue linee, firmate Pininfarina, sono di uno splendore scultoreo. Profumano di corse, ma hanno stile, armonia, eleganza. Qui c’è la tensione muscolare giusta, abbinata felicemente alle note della leggerezza visiva. Impossibile non inebriarsi al suo cospetto.

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La Ferrari F40 ha un look che fa sognare ad occhi aperti. Qui si celebra l’essenza dell’auto sportiva, in una tela perfettamente coerente, su tutti i fronti. Meccanica, aerodinamica ed aspetti funzionali dialogano fra loro in modo perfetto. Il merito è dell’unica regia ingegneristica: quella del compianto Nicola Materazzi. Se l’estetica è esplosiva, il motore e il quadro dinamico non sono da meno.

Ad assicurare la carica a questa “rossa” provvede un motore V8 biturbo da 2.936 centimetri cubi di cilindrata, in grado di esprimere una potenza massima di 478 cavalli a 7.000 giri al minuto, con un picco di coppia di 577 Nm a 4.000 giri al minuto, su un peso di soli 1.100 chilogrammi. Ogni colpo sul pedale del gas incolla al sedile, imprimendovi la morfologia delle vertice. La spinta è straordinariamente energica fino alla punta velocistica di oltre 324 km/h.

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Alcune cifre danno l’idea della sua tempra, ma riescono solo in parte nello scopo divulgativo, perché le sensazioni che si ricavano a bordo sono molto più intense di quanto i numeri lascino trapelare, nonostante l’eccellenza di questi ultimi, testimoniata dal passaggio da 0 a 200 km/h in 12 secondi e da 1.000 metri in 21 secondi (ma alcuni tester hanno fatto molto meglio in entrambe le metriche).

La Ferrari F40 è un vulcano da cui sgorgano emozioni genuine ed intense, della miglior specie. Con lei si spingono a mille le pulsazioni cardiache. Questo è un oggetto di piacere che inebria, su tutti i fronti. Nulla le può essere paragonato. Nata nel 1987, per celebrare i primi otto lustri di vita della casa di Maranello, questa “rossa” può essere vista come il testamento spirituale del marchio. In lei c’è l’essenza del mito, nonostante non abbia un V12 sotto il cofano. Il suo tempo sul giro sulla pista di Fiorano è di 1’29″60.

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Ferrari F50

Ferrari F50
Foto da profilo Facebook Ferrari / Musei Ferrari

Anche lei è entusiasmante. Il fascino estetico non raggiunge i livelli della F40, ma lascia il segno. Sebbene un gradino sotto la progenitrice, vanta una veste estetica di grande splendore. In configurazione aperta si esalta la sua magia stilistica, che non manca neppure col tetto istallato. Senza la copertura, però, ha una resa superiore e rapisce maggiormente i cuori, per il superiore equilibrio dialettico e per l’impronta più esotica consegnata al suo look.

La Ferrari F50 è una vera seduttrice. Incredibile lo splendore del modello, che perde qualche punto solo nella vista angolare di 3/4 anteriore. Qui pecca di qualche discrasia linguistica, ampiamente compensata dalla forza di richiamo delle altre prospettive di osservazione. Il frontale, il posteriore e il profilo laterale sono altamente pregnanti ed entrano immediatamente nel gradimento degli occhi e poi del cuore.

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La cosa assume maggiore rilievo se si tiene conto di quanto le esigenze funzionali abbiano incardinato la vena creativa, restringendo i suoi margini di libertà. Se il design compie bene il suo lavoro, nel caso della Ferrari F50 è quello che sta sotto la carrozzeria a fare la vera differenza, perché qui si nasconde il massimo livello di eccellenza ingegneristica. Questa è una vera Formula 1 stradale, nel senso letterale del termine. Nessun abuso linguistico: la semplice narrazione di un dato di fatto.

Siamo al cospetto della “rossa” più vicina a una monoposto da gara mai costruita. Nessun’altra vettura nata prima di lei e per molti anni dopo il suo debutto è riuscita a scrivere una connessione così stretta col mondo dei Gran Premi. Le soluzioni tecnologiche del modello giungono direttamente dal Circus. I materiali, gli elementi meccanici, le tecniche costruttive e aerodinamiche si legano intimamente a quelle dei bolidi destinati alle corse di più alto livello.

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Molto più avanzata della F40, la Ferrari F50 accoglie sotto il cofano posteriore un motore V12 aspirato da 4.7 litri di cilindrata, con angolo di 65 gradi fra le bancate, derivato da quello della 640 F1 di Nigel Mansell. La crescita della cubatura fu imposta dalla necessità di renderlo affidabile e gestibile nell’uso stradale, anche quotidiano. Questo cuore sviluppa 520 cavalli di potenza massima, a 8.500 giri al minuto, con sonorità meccaniche da antologia. Le migliori fra le tre auto passate oggi in rassegna. Il peso da muovere è di soli 1.230 chilogrammi.

Anima strutturale della Ferrari F50 è una monoscocca in fibra di carbonio, con gruppo motopropulsore imbullonato e collocato posteriormente che, insieme alla trasmissione, svolge una funzione portante. Una soluzione da Formula 1. Stessa cosa può dirsi per le sospensioni push-rod montate su uniball, come sui bolidi da Gran Premio. Se i tempi fossero stati maturi per il cambio elettroattuato, che i tecnici considerarono in fase di progetto, la connessione con le corse sarebbe stata totale, ma la magia del manuale è un valore aggiunto, almeno in questo caso.

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Incredibile il piacere di guida che si ricava al volante, per la finezza dell’handling e per il feeling col mezzo. Le emozioni a bordo sono di un livello nettamente superiore alle metriche prestazionali, per quanto queste sia eccellenti, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3.87 secondi, da 0 a 1.000 metri in 21.7 secondi e una velocità massima di 325 km/h. Il tempo sul giro messo a segno sulla pista di Fiorano è di 1’27″00.

Ferrari F80

ferrari f80

A differenza che sulle sorelle prima passate in esame, questa non ha un’ala posteriore fissa. L’appendice aerodinamica, a tutta larghezza, è infatti attiva e mobile. Quando si solleva produce un carico deportante mostruoso, rafforzando inoltre il look da jet a quattro ruote. La Ferrari F80 è una specie di astronave. Non è bella come la F40 o la GTO, giusto per fare due esempi, ma la sua presenza scenica è travolgente. In foto non rende. Ben diversa la resa dal vivo, specie in vernice giallo triplo strato.

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Questa, a mio avviso, è la tinta che la veste meglio. Credo che il colore della città di Modena esalti la sua grinta. Anche il classico rosso, comunque è al top. Ammetto che vedendola in foto, le prime volte, non mi aveva convinto, al punto da prevedere solo le tinte scure per vestire il suo corpo, che solitamente apprezzo solo sulle auto eleganti o sulle sportive poco gradevoli, con qualcosa da nascondere. Lei non è una vettura che punta sull’eleganza, quindi avrete capito in che categoria la collocavo.

Vedendola dal vivo, però, ho tratto conclusioni diverse e ben più solide. La Ferrari F80 è un’auto piacevolmente mostruosa e merita di dare risalto a questa essenza, con le vernici più rituali del marchio: il giallo e il rosso. Come dicevo, la F40 è più snella, armonica, bella e scultorea, oltre che più carismatica e appassionante di lei. Diciamo che è più artistica e sensuale. Un’icona assoluta, dallo splendore unico.

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La F80, però, si difende molto bene ed ha un fascino al top: vedendo gli scatti ufficiali non pensavo che dal vivo mi potesse piacere in modo così travolgente. È spaziale. Molto stretta, anche in questo caso, la connessione con le corse. Qui, più che con le Formula 1, il rapporto, davvero intimo, è con la hypercar 499P che ha vinto le ultime 3 edizioni della 24 Ore di Le Mans. In pratica è una specie di versione stradale di quella “belva”, di cui condivide motore e tecnologie.

Il modello incarna il massimo dell’ingegneria del marchio e sfrutta in modo efficiente le sinergie col mondo delle corse, che fanno parte del DNA della casa di Maranello. Il salto prestazionale sulle antesignane è di portata quantica. Anche la guidabilità è di un livello superiore, nonostante sia stata concepita, con le sue architetture estreme, per le prestazioni, degne di un’auto da pista.

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La spinta giunge da un motore V6 biturbo e ibrido, da 3.0 litri di cilindrata, abbinato alla componente elettrica. Ben 900 cavalli sono messi sul piatto dall’unità termica, che vanta una potenza specifica da primato: 300 cavalli litro. A fare il resto ci pensa la componente elettrica. Così il powertrain della Ferrari F80 sviluppa in totale una potenza di 1.200 cavalli. Si tratta della cifra più alta mai scritta da una “rossa” stradale. Le metriche prestazionale sono di riferimento: accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.1 secondi e da 0 a 200 km/h in soli 5.75 secondi. La punta velocistica si spinge oltre la soglia dei 350 km/h.

Il vigore vulcanico del sistema propulsivo giunge al suolo col supporto delle tecnologie più avanzate e si giova dell’efficienza di un cambio F1 a doppia frizione a 8 rapporti, che passa di marcia alla velocità della luce. Eccellente l’efficienza del sistema frenante della Brembo, in materiali compositi. Sulla Ferrari F80 questi sono copiosamente presenti, a tutti i livelli. Dalla scocca alla carrozzeria, è tutto un fiorire di elementi in fiba di carbonio ed altri ingredienti esotici. Il tempo sul giro messo a segno da questo missile sulla pista di Fiorano è di 1’15″30.

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Fonte | Ferrari