Il rientro sulle linee è fissato, almeno sulla carta, per il 7 aprile. Ma nello stabilimento Stellantis di Cassino nessuno sembra davvero credere che quella data possa segnare la ripartenza reale della produzione. Tra i lavoratori e tra le organizzazioni sindacali prevale invece un’altra convinzione: i motori potrebbero tornare ad accendersi solo più avanti, forse non prima della metà del mese. E così, mentre lo stop si prolunga fino al 3 aprile, all’orizzonte prende forma un altro mese difficile per uno dei siti più sofferenti del gruppo.
A Cassino sindacati e dipendenti temono che anche ad aprila la situazione sarà molto difficile
A dare voce a una preoccupazione ormai diffusa è Gennaro D’Avino, segretario generale provinciale della Uilm Frosinone, che parla di una situazione sempre più grave e di un clima industriale segnato da precarietà e assenza di prospettive concrete. La manifestazione del 20 marzo, ricorda il sindacalista, è stata un momento importante di partecipazione e responsabilità da parte delle lavoratrici, dei lavoratori e dell’intero indotto. Ma il timore è che quel segnale possa restare senza risposta.
Il nodo, oggi, è tutto nella mancanza di certezze. I fermi produttivi annunciati fino al 7 aprile stanno già producendo effetti pesanti non solo in fabbrica, ma anche fuori dai cancelli, sulle famiglie e su un territorio che da anni vive in equilibrio instabile, legato a doppio filo alle sorti dello stabilimento. Se poi dovessero trovare conferma le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, secondo cui la ripresa vera delle attività potrebbe slittare alla metà di aprile, il quadro diventerebbe ancora più critico.

Per i sindacati non è più tollerabile continuare a gestire un sito produttivo e l’intera filiera in questo modo, tra annunci generici, sospensioni, attese e silenzi. La ricaduta sull’indotto, sottolinea D’Avino, è persino più pesante di quella che colpisce direttamente lo stabilimento, perché ogni fermata si traduce in un impatto immediato sull’occupazione e sulla tenuta economica dell’area.
Il punto centrale, adesso, è il piano industriale annunciato per il 21 maggio. Secondo la Uilm non sarà più accettabile assistere all’ennesima sequenza di promesse vaghe. Servono invece impegni chiari, verificabili e soprattutto capaci di garantire volumi produttivi certi, investimenti reali e nuovi modelli da assegnare allo stabilimento. Un passaggio fondamentale riguarda anche le motorizzazioni ibride, considerate decisive per accompagnare la transizione senza scaricare il costo del cambiamento sui lavoratori.

Nel frattempo, però, Cassino resta sospesa. E nel silenzio che continua a circondare il futuro del sito di Stellantis, cresce la sensazione di trovarsi davanti all’ennesimo capitolo di una crisi che penalizza non solo una fabbrica, ma un intero sistema produttivo.
