La Opel Omega prima serie, contraddistinta dal codice di progetto A, compie 40 anni. Il lancio di questa vettura di fascia alta, destinata al segmento E, avvenne nel mese di ottobre del 1986, al Salone dell’Auto di Parigi. La casa di Rüsselsheim prestò molta attenzione alla scienza aerodinamica. Ciò produsse forme molto più levigate della Rekord E, in cui sostituzione giunse.
Le dimensioni rimasero più o meno le stesse, ma il prodotto era completamente nuovo e con ambizioni più alte. Per i suoi contenuti, la Opel Omega fu eletta Auto dell’Anno 1987. Ancora oggi esercita un certo potere di richiamo, per l’equilibrio formale espresso dalla sua carrozzeria. A lei, durante la permanenza in listino, toccò il ruolo di ammiraglia del “blitz”. Questa creatura andava ad occupare un segmento di mercato più esclusivo di quelli tradizionalmente battuti dal marchio tedesco.
La connotazione visiva era molto dinamica. Il frontale spiovente, le fiancate lisce e i finestrini avvolgenti creavano una forma molto slanciata che si traduceva in un coefficiente di penetrazione aerodinamica (Cx) compreso fra 0,28 e 0,30 a seconda delle versioni. Cifre davvero basse che, all’epoca, scrivevano i riferimenti della categoria.
Oltre che sul fronte aerodinamico, la Opel Omega eccelleva anche in termini di sicurezza e di rispetto dell’ambiente. Tanta cura fu riversata sull’ingegneria motoristica e sulla efficienza, per accreditarsi meglio in un segmento di mercato molto competitivo, dove la concorrenza godeva di una forza consolidata in termini di immagine.

Nella prima generazione, la vettura in esame fu proposta con due tipi di carrozzeria: berlina 4 porte a tre volumi e station wagon. Così si dava alla clientela la possibilità di orientarsi verso la configurazione più idonea a soddisfare gli specifici bisogni. Il ventaglio delle motorizzazioni regalava un ricco assortimento di unità propulsive.
Fra i cuori a benzina c’erano quelli da 1.800 e 2.000 centimetri cubi, ma a dominare la scena ci pensavano i poderosi 6 cilindri da 3.000 centimetri cubi, a 2 o 4 valvole per cilindro, in grado di esprimere, rispettivamente, una potenza massima di 177 e 204 cavalli. La versione di punta fu però quella spettacolare realizzata nel 1989 in collaborazione con Lotus. Qui la spinta era affidata a un 6 cilindri biturbo da 3.6 litri, con 377 cavalli al servizio del piacere. Una vera belva, capace di impensierire le più accreditate supercar di quegli anni, complice anche la bontà dell’assetto.
Nella line-up produttiva della Opel Omega non mancarono le motorizzazioni a gasolio, da 2.300 centimetri cubi di cilindrata, in versione aspirata e sovralimentata. Notevole il successo commerciale dell’ammiraglia del “blitz”, che nella versione iniziale, contraddistinta dalla lettera A, mise a segno oltre 900 mila esemplari prodotti nel sito aziendale di Rüsselsheim, dal 1986 al 1993.
Quella in esame era un’automobile sotto molti aspetti all’avanguardia. Parliamo di una delle poche 2 litri europee equipaggiate di convertitore catalitico a tre vie e con sospensioni tipo DSA (Dynamic Safety), che permettevano di contrastare efficacemente la tendenza a sbandare in caso di frenata su un fondo stradale con diversa aderenza.

Nel mese di marzo del 1994 entrò in produzione la seconda generazione di Opel Omega. In questo nuovo step, l’ammiraglia del “blitz” affinò ulteriormente le sue doti, per confermare e magari per migliore l’immagine positiva raccolta negli anni precedenti. Progressi furono messi a segno sui fronti della qualità, della sicurezza, del comportamento su strada, della sicurezza e della compatibilità ambientale, migliorando in pratica tutti i punti di forza del modello di prima generazione, che gli avevano regalato un’ottima reputazione.
La nuova Opel Omega era dotata di serie di airbag “full-size” lato guida e lato passeggero, pretensionatori delle cinture di sicurezza anteriori con arrotolatori nascosti, doppie barre d’acciaio anti-sfondamento ed imbottiture ad assorbimento d’energia inserite nelle porte. Sul fronte propulsivo, gli sforzi dei tecnici si concentrarono su un ulteriore efficientamento, per ridurre i consumi e le emissioni allo scarico.
Nella gamma della Opel Omega giunsero i nuovi motori a benzina ECOTEC a 4 e 6 cilindri con distribuzione a 4 valvole per cilindro, con potenze da 136 a 210 cavalli, in grado di rispondere con largo anticipo alle severe norme ambientali imposte per il 1996 dalle autorità comunitarie europee. Le unità da 2.500 e 3.000 centimetri cubi, posizionate nella fascia alta della famiglia, guadagnarono una curva di coppia molto incisiva, grazie al nuovo sistema di aspirazione a 3 fasi Multi Ram.
Non rimase fuori dall’ondata di rinnovamento il 6 cilindri turbodiesel, capace di sprigionare 130 cavalli di potenza, con consumi particolarmente ridotti, per la tipologia di prodotto. Più in generale, la sete di carburante scese su tutta la gamma della Opel Omega, con una riduzione media di oltre l’8%. Nella seconda generazione, il modello guadagnò centimetri in ogni asse cartesiano, migliorando anche l’abitabilità a bordo, che non era certo un punto debole della prima generazione dell’ammiraglia tedesca.








Fonte | Stellantis
