Dopo un 2025 segnato da conti pesantemente negativi, in casa Stellantis torna a salire la tensione negli USA. Il gruppo automobilistico ha infatti confermato che una parte dei dipendenti non iscritti al sindacato riceverà comunque un bonus legato ai risultati, mentre ai lavoratori rappresentati dalla UAW era già stato comunicato nelle scorse settimane che non ci sarebbe stato alcun premio di partecipazione agli utili.
Negli USA Stellantis ha confermato che una parte dei dipendenti non iscritti al sindacato riceverà comunque un bonus legato ai risultati
La notizia, emersa negli Stati Uniti, riguarda in particolare una fascia di personale non sindacalizzato che comprende manager, impiegati e alcuni lavoratori specializzati con stipendio fisso. Per questi dipendenti, il sistema retributivo di Stellantis prevede un piano di incentivi annuali basato su tre livelli: andamento generale dell’azienda, risultati della singola divisione e obiettivi individuali. Proprio su questo meccanismo si basa la decisione di riconoscere comunque alcuni bonus, nonostante il bilancio complessivo del gruppo si sia chiuso con una perdita pari a 26 miliardi di dollari.
L’azienda ha chiarito che, a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi complessivi, non verrà pagata la componente aziendale del piano incentivante. Resteranno però valide, nei casi in cui siano stati centrati i target previsti, le quote collegate ai risultati di reparto e alle performance personali. In sostanza, Stellantis distingue tra il fallimento dei risultati generali e il raggiungimento di obiettivi specifici da parte di singole aree o singoli dipendenti.

Non sono stati diffusi né il numero esatto dei dipendenti coinvolti né l’ammontare complessivo dei bonus che saranno liquidati. Resta però il fatto che la scelta arriva in un momento particolarmente delicato, perché si sovrappone alla mancata distribuzione della partecipazione agli utili ai lavoratori sindacalizzati. Ed è proprio su questo punto che si è aperto lo scontro con la UAW.
Il sindacato ha reagito con durezza. Rich Boyer, vicepresidente della UAW e responsabile del dossier Stellantis, ha parlato apertamente di situazione inaccettabile, sottolineando come i lavoratori iscritti al sindacato siano rimasti senza alcun assegno legato ai profitti, mentre una parte della struttura manageriale riceverà comunque una remunerazione aggiuntiva. Sulla stessa linea anche il presidente della UAW, Shawn Fain, che ha definito la vicenda come un esempio evidente di avidità aziendale.
Il nodo centrale sta nei diversi criteri con cui vengono calcolati i premi. Per i dipendenti non sindacalizzati, infatti, contano anche obiettivi individuali o di divisione. Per i lavoratori rappresentati dalla UAW, invece, la partecipazione agli utili è legata a un indicatore specifico: l’utile operativo rettificato. Sebbene la maxi perdita annuale sia stata in parte influenzata da svalutazioni e costi straordinari, esclusi da questo parametro, Stellantis ha comunque chiuso con un utile operativo rettificato negativo per 2,2 miliardi di dollari. Ed è proprio questo dato ad aver azzerato il premio destinato agli iscritti al sindacato.
Nel dibattito è entrata inevitabilmente anche la questione dei compensi del vertice. Antonio Filosa, diventato CEO del gruppo a giugno, ha percepito nel 2025 una remunerazione complessiva di 6,3 milioni di dollari. La cifra include stipendio base, indennità di trasferimento, benefit e contributi aziendali. Tuttavia, secondo i documenti depositati dalla società, Filosa non ha ottenuto i bonus aggiuntivi che avrebbe potuto maturare se Stellantis avesse centrato tutti i suoi obiettivi. Anche John Elkann, presidente del gruppo, non ha incassato premi legati alla performance complessiva.

Da questo punto di vista, Stellantis sostiene che i vertici non siano stati premiati per i risultati generali mancati. Ma la polemica non si è spenta, perché per il sindacato resta il problema di fondo: in un anno così difficile, vedere riconosciuti bonus ad alcuni dipendenti mentre agli operai sindacalizzati non viene corrisposto nulla viene percepito come un segnale fortemente divisivo.
Boyer ha inoltre attribuito la responsabilità della situazione alle scelte della precedente gestione guidata da Carlos Tavares, accusata di aver compromesso il rapporto con i lavoratori e indebolito il gruppo. Un giudizio che si inserisce in un contesto già molto teso, fatto di scontri sindacali, cambi di vertice e risultati economici deludenti.
