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Gli Agnelli contano le perdite: Exor paga il conto di Stellantis

Exor chiude il 2025 con una perdita netta di 3,79 miliardi di euro: il crollo di Stellantis e il calo dei dividendi pesano sulla holding.

exor, Elkann

Abbiamo assistito a una perdita da quasi quattro miliardi in un anno, e un titolo che in dodici mesi ha lasciato sul campo oltre il 30% del suo valore. Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli quotata ad Amsterdam, chiude il 2025 con un bilancio che non lascia spazio a interpretazioni troppo rassicuranti.

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La perdita netta di 3,79 miliardi di euro, contro un utile di 14,67 miliardi registrato appena un anno prima, è il riflesso diretto di quello che è successo nelle società in portafoglio. I dividendi incassati sono crollati da 1,135 miliardi a 781 milioni di euro. Un taglio netto, che racconta la salute delle partecipate.

exor, Elkann

Su tutte, Stellantis. La casa automobilistica ha archiviato una perdita record di 22,3 miliardi di euro, contabilizzando oneri per circa 25 miliardi nell’ambito di un piano di ristrutturazione che, per dimensioni, non ha precedenti nel settore. Exor si dice fiduciosa in una ripresa futura. Il mercato, per ora, fiducia ne ha poca. Ieri il titolo Exor ha aperto la seduta sfiorando i 60 euro, per poi risalire a 62,75, comunque in calo del 3% a metà giornata.

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Non aiuta il quadro di CNH, il gruppo delle macchine agricole che segnala un calo dei ricavi per domanda in flessione e non vede una ripresa prima del 2027. Due anni di attesa, in un contesto in cui il mercato pretende risposte rapide.

I risultati annuali sono stati deludenti e la politica di allocazione del capitale presenta problemi di credibilità. Il mercato, aggiunge, è in attesa di un’operazione trasformativa. In altre parole, Exor deve fare qualcosa di grosso, e farlo presto.

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exor, Elkann

Il patrimonio netto per azione si è fermato a 164,4 euro, con un calo dell’8,1%. Le società non quotate in portafoglio hanno dato un contributo positivo, ma non sufficiente a cambiare il segno del bilancio complessivo.

La holding degli Agnelli si trova oggi a un bivio che conoscono bene le grandi dinastie industriali: reinventarsi, oppure difendersi. E difendersi, sui mercati, raramente basta.

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