Quando si parla di motori Stellantis, oggi il tema è inevitabilmente sensibile. Negli ultimi anni il gruppo ha dovuto convivere con le polemiche e i dubbi legati al PureTech 1.2, un motore che ha lasciato più di qualche ombra sulla percezione del pubblico. Proprio per questo sorprende scoprire che, all’interno del gruppo, esiste anche un progetto molto più ambizioso e tecnicamente raffinato, capace almeno sulla carta di mettere in difficoltà diversi concorrenti. Si chiama Hurricane 4 e, per ora, resta un’esclusiva del mercato americano.
Hurricane 4 per adesso usato solo negli USA potrebbe fare la differenza anche in Europa dove invece Stellantis sconta i peccati del PureTech
Si tratta di un motore sviluppato negli Stati Uniti, in particolare nell’orbita Jeep, ma pensato per servire più marchi del gruppo Stellantis. La sua scheda tecnica è di quelle che attirano subito l’attenzione: 2.0 litri, quattro cilindri e 325 CV. Numeri importanti, soprattutto se si considera che non stiamo parlando di un’unità destinata solo ad auto sportive, ma di un propulsore progettato anche per modelli grandi e pesanti come il Jeep Grand Cherokee.
Ma il dato della potenza, da solo, non basta a spiegare perché questo motore sia così interessante. La vera particolarità dell’Hurricane 4 è il lavoro fatto sulla combustione. Questo propulsore utilizza infatti una tecnologia a pre-camera, una soluzione che richiama quella già vista nel mondo Maserati con il V6 Nettuno. In pratica, aria e carburante vengono miscelati in una piccola camera separata sopra il cilindro, con un sistema a doppia iniezione, diretta e indiretta. È una scelta tecnica sofisticata, pensata per migliorare efficienza, risposta e qualità della combustione.

Anche il sistema di accensione segue una logica fuori dal comune. Ogni cilindro ha due candele: una si occupa di avviare la combustione nella pre-camera, l’altra interviene per gestire il carico residuo, soprattutto quando il motore è sotto maggiore stress. A completare il pacchetto c’è un turbo a geometria variabile, altra soluzione che contribuisce a rendere il motore più pronto e sfruttabile in un’ampia fascia di utilizzo.
Il risultato è un’unità che promette prestazioni elevate senza arrivare a consumi fuori scala per la categoria. Si parla di circa 8,7 litri per 100 chilometri, un valore che oggi non può essere definito basso in assoluto, ma che va interpretato nel contesto giusto. Questo motore, infatti, non nasce per citycar o berline compatte, bensì per SUV di grandi dimensioni, con peso importante e richieste prestazionali elevate. In quest’ottica, il dato appare più interessante di quanto possa sembrare a una prima lettura.
Il punto vero, però, è un altro: in Europa questo motore ancora non c’è. Ed è proprio questo dettaglio a renderlo ancora più intrigante. Perché se Stellantis decidesse di portarlo nel Vecchio Continente, potrebbe ritrovarsi in mano una carta tecnica molto importante. Un quattro cilindri di questo livello, soprattutto se opportunamente adattato alle normative europee, potrebbe trovare spazio su modelli come le future Alfa Romeo Giulia e Stelvio, dove servirebbe una proposta capace di tenere insieme prestazioni, immagine e credibilità tecnica.

Anche Jeep potrebbe beneficiarne nella propria gamma europea, magari su modelli di fascia medio-alta, e non è nemmeno da escludere un impiego su alcune Maserati entry level, dove un motore di questo tipo potrebbe rappresentare una base interessante. Naturalmente, nel contesto europeo, è difficile immaginare un arrivo in forma puramente termica. Più realistico pensare a una versione elettrificata, magari mild hybrid o plug-in hybrid, con una potenza complessiva in area 380-400 CV.
In un momento in cui il settore deve conciliare normative sempre più severe, elettrificazione e richiesta di prestazioni, l’Hurricane 4 potrebbe diventare una delle risorse più preziose per Stellantis. Per ora resta un motore lontano, geograficamente e commercialmente. Ma se davvero dovesse arrivare in Europa, potrebbe cambiare parecchio gli equilibri.
