Il settore auto europeo continua a muoversi in un contesto complicato, fatto di equilibri sempre più delicati tra produzione, costi, normative e domanda. Anche Opel, come altri costruttori, si trova oggi a gestire un mercato molto diverso da quello di pochi anni fa. A fare il punto sono stati Florian Huettl, CEO di Opel/Vauxhall, e Charles Peugeot, direttore del marchio in Francia, che durante una conferenza stampa hanno raccontato come sta cambiando l’approccio del brand tra industria, rete commerciale e clienti.
Opel, tra forniture fragili e mercato che cambia: così il marchio rivede la sua strategia in Europa
Uno dei temi più sensibili resta quello della catena di approvvigionamento, che continua a mostrare fragilità anche dopo la fase più critica della pandemia. “Fin dalla prima ondata di Covid e dalle crisi che ne sono seguite, abbiamo capito che la catena di approvvigionamento globale è fragile”, ha spiegato Huettl. Il manager ha ricordato che un tempo i piani di produzione si costruivano con largo anticipo, mentre oggi serve molta più elasticità. “Prima del Covid, i piani di produzione venivano definiti con quattro settimane di anticipo. Oggi siamo molto più reattivi. Se manca un pezzo, cerchiamo di produrne un altro con quello che abbiamo”.
È una fotografia concreta di quanto sia cambiato il lavoro nelle fabbriche europee. Opel, ha aggiunto il CEO, sta cercando di proteggersi anche sul fronte energetico, ma il vero nodo resta la disponibilità dei componenti. “Se un componente dall’Asia non arriva, non è più nemmeno una questione di costi: la fabbrica può essere bloccata”, ha sottolineato. Una frase che rende bene l’idea di quanto il problema non sia solo economico, ma anche operativo.

In questo scenario, alcuni mercati stanno assumendo un peso sempre più strategico. Tra questi c’è la Turchia, che per Opel è diventata un punto di riferimento importante in Europa. “Per anni, il mercato turco è stato limitato a circa un milione di auto all’anno. L’anno scorso ha raggiunto circa 1,35 milioni di unità”, ha ricordato Huettl. Per il marchio tedesco si tratta di un’evoluzione significativa, anche perché Opel è riuscita a rafforzare la propria presenza, arrivando a vendere tra 80.000 e 90.000 vetture l’anno, con una quota superiore al 5%. “Dopo il Regno Unito, la Turchia è diventata il nostro terzo pilastro in Europa”, ha detto il CEO.
Anche la Francia resta un mercato centrale, soprattutto in una fase in cui Opel sta cercando di recuperare visibilità e vicinanza con il pubblico. L’inizio del 2025, da questo punto di vista, sembra aver dato segnali incoraggianti. “Abbiamo iniziato bene l’anno”, ha dichiarato Huettl, attribuendo parte del risultato al rinnovamento della gamma. I lanci di nuova Mokka, nuova Grandland e nuova Frontera hanno infatti dato nuova spinta alla rete e agli ordini.
Al centro della gamma continua però a esserci la Corsa, che resta il modello più rappresentativo per Opel. “È il nostro best-seller”, ha ricordato Huettl. “L’anno scorso ne sono state vendute quasi 200.000 unità in Europa. È la piccola numero uno in Germania e nel Regno Unito”. Un ruolo forte, confermato anche da Charles Peugeot, che ha descritto la vettura con una frase molto efficace: “La Corsa è quasi un marchio nel marchio”. In altre parole, un modello che mantiene una riconoscibilità molto alta e continua a parlare a un pubblico ampio.

Proprio in Francia, Opel vuole rafforzare il rapporto con chi già conosce il marchio. “In Francia, ci sono circa 600.000 veicoli Opel in circolazione”, ha sottolineato Charles Peugeot. “Questo rappresenta 600.000 clienti. Il nostro obiettivo è riconnetterci con loro e ricordare loro che Opel è un marchio rilevante oggi”. Da qui nasce anche la scelta di tornare a Rétromobile, letta non soltanto come operazione di immagine, ma come occasione per riallacciare il filo con la propria storia e con la propria comunità di clienti.
Sul fronte prodotto, Opel continua a difendere anche il ruolo del diesel in alcuni contesti specifici. “Il diesel consuma meno carburante ed emette meno CO₂ rispetto a un motore a benzina”, ha osservato Huettl, precisando però che si tratta di una soluzione ancora sensata soprattutto per flotte e grandi percorrenze. Nei segmenti più piccoli, invece, questa motorizzazione è ormai quasi sparita.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la pressione delle normative europee, che secondo Opel stanno incidendo in modo importante sui costi finali delle vetture. “Dal 2019, i nuovi requisiti normativi hanno aumentato il costo di quasi 1.000 euro per veicolo”, ha spiegato Huettl. E ha aggiunto un passaggio molto diretto: “Se oggi una Corsa costa più di 20.000 euro in molti paesi, non è perché guadagniamo di più. È in gran parte dovuto alle normative”.
In un mercato europeo sceso da 18 a 15 milioni di auto rispetto al 2019, Opel sta quindi cercando un nuovo equilibrio. In Francia, per esempio, il marchio ha rivisto le offerte finanziarie e i livelli di equipaggiamento per posizionarsi meglio sul fronte accessibilità. “Una differenza di 150 o 200 euro nella rata mensile può fare la differenza per un cliente”, ha spiegato Charles Peugeot. Ed è probabilmente proprio qui che si gioca una parte importante della partita dei prossimi mesi: restare competitivi, senza perdere identità.
