in

Stellantis sull’Industrial Accelerator Act: nuovo “falso rimedio” da Bruxelles

L’Industrial Accelerator Act punta a rilanciare il manifatturiero europeo, ma l’industria automobilistica, da Stellantis all’ACEA, lo boccia.

antonio filosa stellantis

Bruxelles ci ha preso gusto. L’Industrial Accelerator Act presentato dal commissario europeo Stéphane Séjourné ha il merito di esistere per voler rilanciare il manifatturiero europeo è un obiettivo che nessuno osa contestare apertamente. Però, dalla forma alla sostanza il passo è lungo, e l’industria auto, Stellantis in testa, lo ha misurato tutto, trovandolo insoddisfacente.

Advertisement

Stellantis, infatti, è stata tra i primi gruppi a sostenere il principio del Made in Europe, insieme a Volkswagen. Eppure boccia la proposta senza troppi giri di parole. Manca chiarezza, mancano regole semplici da applicare, manca una compensazione concreta all’aumento dei costi che produrre in Europa comporta. “La proposta presentata dalla Commissione non è sufficiente a raggiungere questo obiettivo”, recita la dichiarazione ufficiale del gruppo guidato da Antonio Filosa. Un secco no, grazie.

antonio filosa stellantis

Il nodo più ingarbugliato riguarda i rapporti con i partner commerciali esterni all’UE. La Commissione tentenna sull’estendere il principio di origine europea anche a Paesi legati da accordi di libero scambio, come i membri dello Spazio economico europeo. Peccato che una formulazione in senso negativo (di esclusione) rischi di penalizzare mercati strategici come Turchia e Regno Unito, aprendo scenari di discriminazione commerciale che nessuno ha interesse ad alimentare.

Advertisement

L’ACEA ha già sollevato il problema chiave. La proposta potrebbe far salire i prezzi dei veicoli e contrarre il mercato complessivo, sortendo l’effetto esattamente opposto a quello dichiarato. Ford e Jaguar Land Rover, fortemente dipendenti da forniture extra-UE, guardano alla proposta con aperta ostilità. I tedeschi, con il VDA, temono ritorsioni cinesi. Renault voleva la soglia di contenuto europeo al 60% includendo le batterie, Stellantis ha spinto per l’80% escludendole. Unità d’intenti, zero.

stellantis

Dalla filiera dei fornitori arrivano segnali misti. Clepa la definisce “un momento cruciale”, ma avverte che il rischio di compromettere l’efficacia delle misure è reale. L’italiana Anfia applaude cautamente e chiede che il perimetro resti strettamente europeo, al massimo allargato al Regno Unito. BusinessEurope, la Confindustria europea, usa la formula diplomatica per eccellenza: “può apportare soluzioni, ma può anche creare nuovi problemi”.

Advertisement