Sono state ben 5.006 le unità vendute a febbraio 2026. Un verdetto molto positivo. La Leapmotor T03 si è presa il 6% del mercato privati in Italia, non perché gli italiani abbiano improvvisamente scoperto la passione per il design orientale, ma perché è l’unica risposta rapida a una mobilità elettrica che sta diventando un club esclusivo per ceti abbienti.
Eppure, secondo il nuovo dogma dell’Industrial Accelerator Act, questa vettura è un’eretica che non merita il “sacro graal” degli incentivi. Benvenuti nell’era del paradosso europeo, dove la transizione ecologica sbatte il muso contro un protezionismo tardivo e maldestro.

La Commissione UE ha alzato il ponte levatoio. Per avere i soldi pubblici, devi essere “puro”. Almeno il 70% dei componenti europeo, batterie nate nel Vecchio Continente e metà del powertrain assemblato tra i nostri confini. Una filiera blindata che, sulla carta, profuma di sovranità tecnologica e posti di lavoro. Nella realtà, puzza di ghigliottina per il mercato reale.
La Leapmotor T03 viene assemblata a Tychy, in casa Stellantis, da quasi due anni. Ma non basta più il suolo, serve il sangue (industriale) europeo. Con questo colpo di spugna, finiscono fuori dai giochi anche la Tesla Model 3 e la Kia EV3. Parliamo di modelli che non solo fanno i numeri, ma che rappresentano praticamente l’ossatura della mobilità elettrica attuale e prossima.

Il problema non è l’obiettivo, ovvero proteggere l’industria europea è un dovere, ma la cronologia dei fatti. Riconfigurare le supply chain e localizzare la produzione di celle richiede anni di investimenti titanici e una stabilità politica che l’Europa, oggi, fatica a garantire. Nel frattempo, chi paga? Il consumatore. O, più probabilmente, chi rinuncia all’elettrico tornando a guardare con nostalgia a un usato diesel di dieci anni.
In Italia, dove la domanda vive di modelli accessibili, escludere la Leapmotor T03 non significa accelerare la transizione, significa filtrarla per censo. Il Parlamento europeo dovrà decidere a breve se l’Industrial Accelerator Act è uno strumento di crescita o solo l’ennesimo recinto elettorale per proteggere chi è già “dentro”.
