Con l’espansione costante di elettriche e ibride, le novità nel campo dei motori a combustione interna sono diventate sempre meno frequenti, soprattutto quando si parla di soluzioni capaci di entusiasmare senza appartenere esclusivamente all’élite delle hypercar. Nel panorama attuale, però, emerge un’eccezione interessante in vista del 2026: l’Hurricane 4 sviluppato da Stellantis. Un’unità che promette prestazioni fuori dal comune pur restando inserita in un contesto industriale più ampio e accessibile rispetto ai motori più esclusivi del mercato.
Hurricane 4: il motore di Stellantis è dotato di tecnologia F1 per una maggiore efficienza e coppia
Almeno sulla carta, non si differenzia dagli altri motori turbocompressi già esistenti. Ma la tecnologia che incorpora nei suoi dettagli lo colloca tra i motori a quattro cilindri più potenti del pianeta, includendo soluzioni derivate dal mondo degli sport motoristici. La vera star è la Turbulent Jet Ignition (TJI), il nome commerciale della precamera di combustione. È una soluzione presa in prestito dalla Formula 1, mutuata dal motore Nettuno V6 della Maserati MC20, ma rielaborata per Jeep.
Non si tratta di un derivato del vecchio motore 2.0 che il gruppo Stellantis utilizzava sulle Maserati, ora fuori produzione. Questo motore utilizza una piccola camera all’interno della camera di combustione principale, dove la miscela aria-carburante si miscela meglio prima dell’accensione.
Il sistema è stato sviluppato come una sorta di “seconda iniezione” evoluta.

L’Hurricane 4 adotta già una doppia alimentazione, diretta e indiretta, ma integra anche una precamera dotata di un inserto con getto d’aria che ottimizza la distribuzione della miscela aria-carburante premiscelata. La tecnologia TJI prevede inoltre due candele per cilindro: una dedicata alla precamera, che innesca la combustione iniziale poi trasferita nella camera principale, e una supplementare che interviene nelle condizioni di carico elevato per gestire eventuale carburante residuo. Il risultato è una combustione più efficiente, con benefici in termini di potenza ed efficienza.
Sulla Jeep Grand Cherokee destinata al mercato nordamericano, i consumi si attestano intorno a 27 mpg, equivalenti a circa 11,4 km/l, un dato significativo per un SUV di grandi dimensioni. A completare il pacchetto c’è un turbocompressore a geometria variabile: grazie a palette mobili controllate da un attuatore, ottimizza il flusso dei gas di scarico.
Nonostante dimensioni compatte, arriva fino a 2,4 bar, migliorando risposta e rendimento. Inoltre, aiuta il catalizzatore a riscaldarsi più velocemente durante le partenze a freddo, riducendo le emissioni. È un elemento molto raro nei motori a benzina: si trova qualcosa di simile solo in auto come la Porsche 911 GT2 RS o la 718 Cayman S. Per coordinare tutto questo, la centralina di controllo dell’aspirazione utilizza un variatore elettrico.
Questo è importante perché il modulo può azionare la centralina in qualsiasi momento, anche a motore spento. I variatori comuni si basano sulla pressione dell’olio, ma il sistema elettrico consente a Jeep di “decomprimere” i cilindri, rendendo il processo Start-Stop molto più fluido. Il motore funziona anche con il ciclo Miller, che mantiene le valvole di aspirazione aperte più a lungo per ottimizzare la combustione. L’aria pressurizzata passa attraverso un intercooler acqua-aria, di piccole dimensioni perché la maggior parte del raffreddamento è affidata a uno scambiatore di calore montato anteriormente.

Il basamento è in alluminio e presenta un’architettura tecnica che richiama soluzioni viste sui BMW B48 e B58, con rinforzi strutturali estesi e un impiego mirato dei materiali per aumentare rigidità e resistenza. Le pareti del blocco scendono oltre la linea mediana dell’albero motore, segno di un’irrobustita struttura inferiore. L’Hurricane 4 si dimostra estremamente versatile: è adatto a modelli compatti come Compass, ma offre spinta sufficiente anche per un SUV di grandi dimensioni come Grand Cherokee, con ritardo del turbo contenuto e un’erogazione più vigorosa ai regimi medio-alti. Colpisce l’elevato contenuto tecnologico per un motore che, negli Stati Uniti, rappresenta l’unità d’ingresso alla gamma Jeep e che potrebbe trovare spazio anche su future sportive compatte.
