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Ferrari 308 GTB/GTS e 512 BB: le “rosse” regine del loro tempo

Quando qualcuno sostiene che le auto siano semplici mezzi per muoversi fra due punti, fategli vedere questi due gioielli. Si ricrederà.

Ferrari 308 GTB
Foto Ferrari

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, le auto di listino che più di tutte facevano sognare erano la Ferrari 512 BB, presentata nel 1976, e la 308 GTB, nata nel 1975. La prima a 12 cilindri, l’altra ad 8 cilindri. Entrambe bellissime, come top model.

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Firmate da Pininfarina, si offrivano alla vista con tratti ammalianti, che le facevano entrare nel cuore dalla porta principale. Tutti le sognavano, ma pochi ebbero il privilegio di metterne una in garage.

Oggi sono affascinanti come allora, perché non hanno perso una virgola del loro appeal. Il merito è di un equilibrio formale e di un carisma ai massimi livelli, che penetra le difese immunitarie di tutti, anche di quanti ostentano freddezza verso l’arte a quattro ruote.

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Impossibile resistere al richiamo ormonale di questi due capolavori del “cavallino rampante”, che segnarono le note dell’eccellenza nel listino della casa di Maranello e quindi globale, prima dell’arrivo delle strepitose GTO (1984), Testarossa (1984) ed F40 (1987), regine assolute degli anni ottanta. Scopriamole più da vicino, per onorarne la memoria.

Ferrari 308 GTB/GTS

Ferrari 308 GTB
Foto Ferrari

Quando si parla di icone automobilistiche, l’appellativo non è certamente fuori luogo per la Ferrari 308 GTB, nonostante sia meno esclusiva di altre “rosse”. Tutti la amano, perché il piacere visivo regalato a chi le osserva è, a dir poco, inebriante. Qui c’è una perfezione stilistica di sublime intensità, unita ad un carisma unico e intramontabile.

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Possiamo parlare di una bellezza senza tempo, destinata a sconfiggere i riti delle mode e degli anni. Pininfarina ha messo la sua firma su una carrozzeria scultorea, che seduce da ogni prospettiva di osservazione. Impossibile non innamorarsi delle sue alchimie estetiche.

Il merito è dell’estro creativo di Leonardo Fioravanti, che ha dato vita a un capolavoro di design, entrato per sempre nel cuore della gente. Non importa a quale generazione si appartenga: l’amore per quest’auto sportiva pervade tutti, quasi con la stessa intensità. Molto difficile trovare altri veicoli così armonici, piacevoli e densi di carattere.

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L’interpretazione materica è stata praticamente perfetta. Penso che nessuno avrebbe qualcosa da ridire se la si esponesse nella sala principale del Louvre, come espressione alta della capacità creativa umana. Se fossi un responsabile dell’Unesco, le riserverei un posto fra i beni dell’umanità destinatari di tutela.

Nata nel 1975, in sostituzione della Dino GT4, la Ferrari 308 GTB fu poi affiancata dalla versione GTS, con tettuccio rigido asportabile, bella come l’altra e fruibile en plein air. In questa veste raggiunse i volumi commerciali più alti ed entrò ancora meglio nell’immaginario collettivo, grazie alle imprese cinematografiche, su tutte la costante presenza nella serie televisiva “Magnum P.I.”.

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Nei primi 2 anni di vita la carrozzeria della Ferrari 308 GTB fu plasmata in vetroresina. Oggi gli esemplari vestiti in questo modo sono quelli che segnano le quotazioni più alte. Ciò è dovuto alla maggiore rarità e alla superiore leggerezza, che produce felici ripercussioni sulla guida.

La costruzione in acciaio prese forma a partire dal 1977. Risultò più pesante di 150 chilogrammi, ma anche più robusta e meglio in linea con le nuove necessità del suo tempo. A dare supporto all’abito ci pensava un telaio tubolare, con elementi di varie dimensioni, in linea con una collaudata tradizione, per ottenere buoni livelli di resistenza, senza gravare troppo sul peso del corpo.

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Il compito della spinta, sulla Ferrari 308 GTB (come sulla GTS), era affidato a un motore V8 aspirato da 3.0 litri di cilindrata, disposto alle spalle dell’abitacolo, in posizione trasversale. Inizialmente questo cuore fu proposto con 2 sole valvole per cilindro. Alimentato da quattro carburatori Weber 40DCNF, metteva sul piatto 255 cavalli di potenza massima, espressi a 7.700 giri al minuto.

Sulla versione americana, costretta a fare i conti con limiti più restrittivi sulle emissioni, la scuderia si “fermava” a quota 240 cavalli. Questa energia giungeva al suolo sulle ruote posteriori, col supporto di un cambio manuale a 5 rapporti. Le emozioni dei passaggi di marcia erano romantiche, per i rintocchi della leva sulla classica griglia metallica a cancello.

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Notevole il livello prestazionale, da best in class, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 6.5 secondi e una velocità massima di 252 km/h. La lubrificazione era a carter secco, ma negli anni successivi si passò a quella a carter umido. Nel 1980, per ossequiare i nuovi capitolati omologativi del mercato USA, fu lanciata la versione a iniezione Bosh K-Jetronic delle Ferrari 308 GTB e GTS.

Nella sigla fu aggiunta una “i” finale, per illustrare la presenza del nuovo sistema di alimentazione. Il funzionamento divenne più regolare, ma decisamente meno elettrizzante, per la potenza massima scesa a soli 214 cavalli, a 6.600 giri al minuto. Per la clientela fu un passaggio deludente.

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Così la casa di Maranello corse subito ai ripari, sviluppando in fretta una nuova variante più intonata alle esigenze energetiche degli appassionati. Stiamo parlano della “Quattrovalvole”, lanciata nel 1982. In questa veste le Ferrari 308 GTB e GTS tornarono a proporsi con cifre più in sintonia con il loro lignaggio. I cavalli, infatti, si spinsero a quota 240, a 7.000 giri al minuto. I cultori del “cavallino rampante” tornarono a gioire.

Come riferito in un passaggio precedente di questo articolo, all’affermazione mediatica della “rossa” di cui ci stiamo occupando concorse il mondo del cinema, in particolare la serie televisiva “Magnum P.I.”, che impazzava sul piccolo schermo negli anni ottanta. Protagonista era un investigatore privato, interpretato dall’attore Tom Selleck, che curava la sicurezza dell’eccentrico scrittore di gialli Robin Masters, sull’isola di Oahu, alle Hawaii.

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Nel corso delle riprese furono usati vari modelli della stessa vettura. Si partì con una 308 GTS del 1979 (telaio 29109). Poi -dalla seconda alla sesta stagione- il suo posto venne preso da una 308 GTSi del 1981 (telaio 34567). Infine si fece appello alle doti di una 308 GTS Quattrovalvole del 1984 (telaio 57685). Tutta la line-up motoristica trovò quindi spazio sul set.

Ferrari 512 BB

Ferrari
Foto di una Ferrari 512 BB.

La Ferrari 512 BB è un’auto talmente bella da sembrare una creatura immaginaria, ma ha una dimensione materica, che risveglia i sensi, nel mondo reale. I suoi tratti profumano di magia. Guardandola, anche solo per pochi istanti, si traggono emozioni benefiche, di portata vulcanica.

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Questo è un autentico oggetto di piacere, che supera la dimensione dello spazio e del tempo. Proietta in una dimensione mistica. Nel mio caso si aggiunge qualche nota di affezione in più, essendo stata la prima auto del “cavallino rampante” su cui ho fatto un giro, in giovanissima età. Con lei la mia passione per le “rosse” si è consolidata.

Il suo splendore continua ad ammaliarmi. Non sono il solo a vivere questo trasporto emotivo nei suoi confronti, perché siamo al cospetto di un capolavoro assoluto. Ricordo che Bruno Sacco, celebre capo design Mercedes di qualche anno fa, in un’intervista su un magazine di settore si espresse con parole di lode nei suoi confronti.

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Nella sigla, la Ferrari 512 BB evoca le iniziali dell’attrice Brigitte Bardot, ma le due lettere accostate in coda al nome furono ufficialmente giustificate come acronimo di Berlinetta Boxer. Una forzatura, visto che qui si trattava di un motore a cilindri contrapposti, con due pistoni per ogni manovella.

A Maranello lo sapevano benissimo, ma accettarono l’errore ingegneristico pur di sposare quell’appellativo, che venne naturale alla vista delle linee sinuose della “rossa” appena sviluppata. I tratti suadenti del modello fecero venire subito in mente lo splendore della diva francese, recentemente scomparsa.

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Naturale la voglia di creare qualche connessione, senza entrare in beghe legali. Ecco spiegate quelle due “B” messe in sequenza, in rappresentanza di un’architettura non propriamente rispondente alla realtà.

La Ferrari 512 BB fu svelata al Salone di Parigi del 1976. Nacque per prendere il posto della 365 GT4 BB, da cui recuperava quasi totalmente le linee e…il sotterfugio identificativo. Rispetto alla progenitrice divenne ancora più sensuale, grazie a pochi interventi mirati, che resero il suo stile ancora più appetibile.

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Pininfarina fece un lavoro coi fiocchi, che si è consegnato alla storia del design. Le forme della vettura di cui ci stiamo occupando sono di uno splendore unico. Miscelano classe, sportività ed eleganza in una tela carismatica come poche altre. Amarla è un atto naturale, privo di contaminazioni nocive, in grado di sporcare la purezza del sentimento.

La spinta della Ferrari 512 BB fa capo a un motore aspirato a 12 cilindri da 5 litri di cilindrata che, nella versione iniziale, metteva sul piatto 360 cavalli di potenza massima. Incredibili le sonorità meccaniche elargite alle orecchie. Il mitico direttore d’orchestra Herbert von Karajan ne era innamorato.

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Quasi altrettanto belle le note sonore della successiva versione a iniezione meccanica, che mandò in pensione i carburatori, per aderire alle norme sulle emissioni più restrittive entrate in vigore negli Stati Uniti d’America, suo mercato principale di sbocco.

L’intervento si tradusse nella perdita di 20 cavalli, ma sul piano prestazionale la differenza non si sentiva più di tanto. Migliorava invece, e non di poco, la fruibilità quotidiana.

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Siamo al cospetto di un capolavoro assoluto. Per tanto tempo la Ferrari 512 BB fu l’auto di punta nel listino del “cavallino rampante”. Nel 1984 lasciò il posto all’avveniristica Testarossa. Ancora oggi le sue alchimie genetiche dicono tanto, specie tenendo conto del fatto che non sono contaminate da apporti digitali, capaci di incidere negativamente sulla sfera emotiva.

La Ferrari 512 BB è l’epitome dell’auto analogica e passionale, col metro del suo tempo. Amarla è un fatto naturale. Non bisogna essere per forza degli appassionati per subire un forte trasporto emotivo in sua presenza. Questa è una “rossa” contagiosa, che conquista il cuore di tutti.

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Le forme della carrozzeria e il sound del motore rendono catalizzante la sua presenza. Chi, poi, ha la fortuna di vivere nel suo abitacolo l’esperienza dinamica, aggiunge note preziose di coinvolgimento sensoriale al pacchetto, regalandosi scariche di adrenalina della miglior specie. Qui tutto è autentico, senza contaminazioni o filtri che possano inficiare l’esperienza di pilotaggio.

Ovviamente le reti di sicurezza non sono quelle delle auto moderne, quindi per fare certe cose bisogna saperci fare e scegliere il contesto giusto, che non corrisponde alle strade di tutti i giorni, dove anche rispettando i limiti, come è giusto e doveroso, si vivono degli incredibili brividi sensoriali, della gamma più alta, con la Brigitte Bardot delle auto. Quella che per anni ha rappresentato l’apice dei sogni degli appassionati del “cavallino rampante” e, più in generale, dell’automobilismo.

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Fonte | Ferrari