Le associazioni europee dei concessionari Stellantis hanno inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen chiedendo maggiore flessibilità nell’applicazione degli standard di riduzione delle emissioni di CO2. Al centro dell’appello, la sostenibilità economica della rete distributiva in una fase segnata da calo dei volumi, pressione competitiva e investimenti richiesti per l’elettrificazione.
La rete di Stellantis teme che un’applicazione rigida delle norme possa tradursi in chiusure di punti vendita e riduzione posti di lavoro
Secondo quanto riportato da Automotive News, i distributori sollecitano Bruxelles a considerare l’attuale contesto di mercato, il ritmo ancora disomogeneo della domanda di veicoli elettrici e il quadro competitivo globale. L’Europa, sostengono, si trova in una posizione di svantaggio rispetto a Cina e Stati Uniti, dove politiche industriali e incentivi risultano più incisivi, mentre nel Vecchio Continente restano obiettivi ambientali ritenuti difficilmente sostenibili nel breve periodo.
La rete dei quattordici marchi del gruppo Stellantis, già colpita da due anni consecutivi di contrazione delle vendite, con volumi ancora circa il 15% inferiori ai livelli pre-pandemia, teme che un’applicazione rigida delle norme possa tradursi in chiusure di punti vendita, riduzione della copertura territoriale e un indebolimento strutturale del servizio al cliente.

I concessionari giudicano insufficiente l’allentamento del 10% dell’obiettivo 2035 annunciato a dicembre, che consente di compensare le emissioni allo scarico con acciaio “verde” o carburanti sintetici. Chiedono invece “azioni urgenti”, in particolare per i veicoli commerciali leggeri: revisione dei target, distribuzione degli obiettivi su due periodi quinquennali e supercrediti per auto a zero o basse emissioni prodotte in Europa, con un’attenzione specifica ai segmenti compatti.
Tra le proposte figurano anche incentivi al rinnovo del parco circolante e un principio di contenuto locale che premi la produzione europea, compensando i maggiori costi industriali. Sullo sfondo pesa l’avanzata dei marchi cinesi, particolarmente competitivi nel comparto elettrico.

La Commissione dovrebbe presentare il piano industriale sul “Made in Europe” il 4 marzo, dopo diversi rinvii. Per i concessionari, tuttavia, l’urgenza è concreta: senza interventi tempestivi, il rischio è un indebolimento duraturo della distribuzione automobilistica europea e della sua capacità di affrontare la transizione elettrica in modo equilibrato.
