Stellantis si prepara a chiudere il capitolo del 2025 (parlando di numeri) con la prima perdita operativa annuale della sua storia. Una débacle che arriva puntuale alla fine di questa settimana, quando il conglomerato nato da Gruppo PSA e Fiat Chrysler Automobiles dovrà presentare i conti agli azionisti. E i numeri, stavolta, parlano chiaro: tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro di perdita operativa rettificata nel secondo semestre. Dopo sei mesi in cui l’azienda aveva comunque registrato un utile di 500 milioni di euro, il tracollo è arrivato.
Il responsabile potrebbe essere trovato nella (solita) strategia elettrica su cui Stellantis aveva investito pesantemente, salsalvo poi fare retromarcia in corsa. All’inizio di febbraio, la casa automobilistica ha annunciato che ridimensionare la roadmap per i veicoli elettrici le sarebbe costato circa 22 miliardi di euro. Il Gruppo ha così costruito montagne di elettriche che il mercato non voleva, ignorando bellamente cosa desideravano davvero gli automobilisti. Quelli veri, in carne ed ossa.

Antonio Filosa, il CEO subentrato dopo l’addio di Carlos Tavares alla fine del 2024, ha tentato di rassicurare gli investitori promettendo che nel 2026 Stellantis tornerà in utile. Una promessa che suona più come un auspicio che come una certezza, considerando il disastro appena consumato. Tavares era stato spinto fuori proprio a causa della crescente pressione finanziaria e del crollo delle vendite, eredità diretta di una strategia che ha inseguito quasi solo slogan sostenibili.
Il dramma di Stellantis, però, non è un caso isolato. Anche General Motors e Ford stanno pagando il conto salato dei loro piani di elettrificazione accelerata. Entrambe hanno riportato perdite ingenti legate ai veicoli elettrici, un dato che probabilmente continuerà a pesare sui bilanci nel prossimo futuro mentre le case automobilistiche ricalibrano i loro portafogli prodotti.
Quando l’industria automotive europea e americana fa marcia indietro sull’elettrico, rinviando piani che fino a ieri sembravano scolpiti nella pietra, i profitti evaporano. E con loro, anche la credibilità di chi aveva promesso una transizione rapida e indolore. Stellantis, come è evidente, è solo l’ultimo esempio di un’industria che ha sovrastimato il ritmo della transizione energetica.
