Nove ore di trattative nella notte tra giovedì e venerdì, cinque giri di tavolo, il quartier generale di Poissy teatro di un’estenuante maratona negoziale. Alla fine, Stellantis ha aperto il portafogli. O almeno ha fatto finta di farlo. L’offerta per le NAO 2026, le Negoziations Annuelles Obligatoires previste dalla legge francese, si è fermata al +2,1% della massa salariale. Lo stesso identico numero del 2025, quando però l’inflazione era all’1,2%. Oggi si è fermata allo 0,7%. Sulla carta, il potere d’acquisto dei lavoratori guadagnerebbe terreno. Nella realtà dei carrelli della spesa e delle bollette, il ragionamento è più complicato.
Il dettaglio che brucia è nel meccanismo di distribuzione. Per gli operai, l’aumento generale è dell’1%, con un ulteriore 0,9% individuale per il 62% degli effettivi. Per i tecnici, si invertono le percentuali: 0,9% generale, 1% individuale per il 75%. I quadri, invece, non vedono nemmeno un centesimo di aumento generale. Per loro esiste solo la componente individuale, tra il 75 e l’80% degli aventi diritto.

Ma la ciliegina è il cosiddetto “talon”, un minimo garantito di 23 euro lordi, circa 17 euro netti in busta paga. Jérôme Boussard, delegato CGT allo stabilimento di Sochaux, non ha usato mezzi termini: “È una presa in giro”. Il suo sindacato rivendicava 400 euro in più al mese e l’assunzione dei mille interinali di Sochaux. Non è andata così.
Numeri alla mano, la proposta Stellantis va ancora peggio se confrontata con la storia recente: +5,3% nel 2023, +4,3% nel 2024. Una traiettoria in picchiata che rispecchia fedelmente i 22 miliardi di euro di carichi eccezionali che Antonio Filosa ha scaricato sui conti 2025, eredità amara di una virata sull’elettrico mal calibrata. Senza accordo maggioritario, l’offerta sarebbe scivolata automaticamente all’1,5%. La minaccia implicita ha fatto il suo lavoro: CFE-CGC, FO e CFTC, che insieme rappresentano il 63% dei lavoratori francesi del gruppo, hanno firmato. Senza entusiasmo.
La DRH di Stellantis France, Aude Blanc, ha parlato di “anno difficile” e di riconoscimento del “contributo dei collaboratori”. Una dichiarazione morbida per difendere un accordo che nessuno ha festeggiato davvero.
