La Peugeot 205 Turbo 16 ha scritto pagine indelebili di motorsport. Il suo palmares nel campionato mondiale rally fu molto luminoso. Dal 1984 al 1986 la “belva” francese portò a casa due titoli costruttori ed assicurò ai suoi interpreti altrettanti titoli piloti. Oggi la ricordiamo perché nel 2026 ricorre il quarantesimo anniversario della conquista dell’ultimo mondiale nel Gruppo B, che andò proprio a lei, regina della specialità.
Sono passati otto lustri dalla fine di quella che fu l’epoca più estrema e affascinante dei rally, con bolidi pazzeschi a confrontarsi lungo le prove speciali. Quelle vetture, dai contenuti tecnologici e costruttivi esasperati, si ponevano in una dimensione mai vista in precedenza in quella specialità.
Nate nell’ambio di norme molto permissive, si erano spinte a livelli di performance di un ordine dimensionale nettamente superiore rispetto a prima. Purtroppo con implicazioni negative sulla sicurezza, perché i percorsi di gara erano inadatti a tanto vigore energetico. Alcuni drammatici incidenti portarono alla soppressione del Gruppo B. Fu la fine di un’epoca irripetibile, dove le scariche di adrenalina raggiunsero il livello più alto.
In quel quadro la Peugeot 205 Turbo 16 si incastonava come una delle migliori espressioni. A suo tempo era una vettura davvero rivoluzionaria. Grande la sua efficacia operativa, rispetto a quanto proposto dai rivali. Con la conquista, nel 1986, dell’ultimo Campionato del Mondo Rally, nelle file del Gruppo B, questa vettura ha sigillato al meglio la sua storia in quella favolosa, ma al tempo stesso tragica, categoria. Alla base del suo successo vi fu la visione strategica di Jean Todt, ex copilota diventato direttore della neonata Peugeot-Talbot Sport.
Sul piano tecnico e ingegneristico, la Peugeot 205 Turbo 16 era un’auto all’avanguardia, orientata al futuro. Faceva ampio sfoggio di materiali compositi e disponeva di un complesso sistema di trazione integrale. La spinta era affidata a un motore 4 cilindri turbo da 1.775 cm³ di cilindrata, a 16 valvole, disposto centralmente, alle spalle dell’abitacolo. Questo cuore era un vulcano in eruzione. Nel corso della sua carriera passò dai 350–370 CV iniziali ai 560 CV della Evo 2, suo step conclusivo.

Il telaio era di tipo monoscocca, con rinforzi in acciaio e fibra di carbonio, per una miscela al top di leggerezza e robustezza. Molto accurato lo studio aerodinamico, per assicurare il massimo livello di carico deportante al veicolo. Basta citare una cifra per avere un’idea della bontà del lavoro svolto: il carico generato dal grosso alettone posteriore poteva spingersi fino a 230 chilogrammi.
Gli elementi prima esposti, insieme alla raffinatissima distribuzione dei pesi, concorrevano a fare della Peugeot 205 Turbo 16 un’arma micidiale, in grado di prevalere sulle altre attrici della disciplina. Compatta, leggerissima (da 960 a 930 kg) e molto potente, la vettura in esame seppe interpretare al meglio lo spirito del Gruppo B, regalando pagine di storia molto brillanti alla casa del “leone”.
La sua fu una carriera sportiva sfolgorante, che ha lasciato il segno. Oggi, ancora, si ricordano le sue vittorie e il suo temperamento, già annunciato dalle linee molto aggressive del modello. Guardando le forme della carrozzeria non si fatica a percepire il suo animo bellicoso, emerso nell’arco della carriera sportiva. Che aggiunge? Chapeau!




Fonte | Stellantis
