Il Canada vuole indietro i suoi soldi. Centinaia di milioni di dollari, per la precisione. Il ministro dell’Industria Melanie Joly lo ha annunciato con una certa soddisfazione questa settimana, senza troppi giri di parole: Stellantis e General Motors hanno tradito la fiducia (e soprattutto i contribuenti canadesi), e adesso è il momento di saldare i conti.
La vicenda risulta semplice quanto imbarazzante per le case automobilistiche coinvolte. All’inizio di questo decennio, Ottawa aveva concesso a Stellantis poco più di 1 miliardo di dollari canadesi (731 milioni di dollari americani) per rimodernare lo stabilimento di Brampton, in Ontario, e garantire la produzione locale.

Il patto era chiaro: soldi in cambio di lavoro, occupazione, investimenti. Poi, sorpresa. Stellantis ha annunciato lo spostamento della produzione della Jeep Compass dall’Ontario all’Illinois. Un classico tradimento, che ha fatto saltare i nervi al governo canadese.
“Gran parte del nostro sostegno era legato alla produzione”, ha spiegato Joly con un tono che lascia intendere molto più di quanto dica. In soldoni, niente produzione, niente soldi. E se i soldi sono già stati versati? Allora li vogliamo indietro, con tanto di minaccia di causa legale. Stellantis, dal canto suo, si difende parlando di “impronta produttiva sostenibile” e di 240 dipendenti trasferiti a Windsor. Una consolazione, certo, ma che non cancella il senso di presa in giro.

E General Motors? Anche peggio. Dopo aver ricevuto 260 milioni di dollari canadesi per lo stabilimento di Ingersoll, destinato alla produzione di pickup elettrici, GM ha fatto marcia indietro citando la “debole domanda”. E pazienza se Ottawa aveva creduto nelle promesse green. La scorsa settimana, GM ha anche cancellato un terzo turno nello stabilimento di Oshawa. Risultato? Joly vuole indietro anche quei soldi.
Il Canada, insomma, ha imparato la lezione. I sussidi pubblici all’industria automobilistica funzionano solo se accompagnati da clausole ferree e minacce credibili. Perché le case auto, si sa, amano i finanziamenti pubblici quanto odiano gli impegni vincolanti. E quando il gioco si fa duro, la produzione si sposta altrove.
