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Opel Zafira OPC a GPL: precursore “green” della sportiva Mokka GSE

La tecnologia era diversa, ma la tensione verso le prestazioni “ecologiche” crea comunione fra i due modelli.

Opel Zafira
Foto Opel

Alcune auto aprono nuove vie concettuali, destinate ad essere riprese in era successiva. È il caso della Opel Zafira OPC a GPL, che può essere vista idealmente come un precursore della sportiva elettrica Mokka GSE, di cui si fa un gran parlare negli ultimi tempi. Il legame non è tecnico, ma spirituale. Ad unire le due auto ci pensano le comuni origini e, soprattutto, il fatto che puntino entrambe sulle prestazioni a basso impatto ambientale.

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Per avvicinarsi alla filosofia “green”, queste Opel seguono strade completamente diverse, ma la tensione verso la sostenibilità crea una tela di comunanza, che emerge in modo chiaro, creando connessione fra i due prodotti, nati in tempi diversi.

La Opel Zafira OPC di cui ci stiamo occupando prese forma in un solo esemplare. In questa veste, la nota monovolume tedesca, nella sua versione più effervescente, decise di sposare l’alimentazione a GPL, in linea con quanto accadde per gli altri modelli della gamma del “blitz”.

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Il debutto di questa interpretazione prese forma nel 2006. Sono quindi passati 20 anni dal suo lancio, che non ebbe un seguito commerciale, come per le sorelle a benzina, il cui motore 4 cilindri sovralimentato da 2.0 litri metteva sul piatto 240 cavalli di potenza e 32 Nm di coppia, per uno scatto da 0 a 100 km/h in 7.8 secondi e una velocità massima di 231 km/h. Roba da auto di indole ben più sportiva. Con l’alimentazione a GPL, resa possibile dai kit realizzati dalla Lanzi Renzo di Reggio Emilia, lo spirito di questo cuore si faceva più “ecologico”.

Davvero speciali le prestazioni, tenendo conto della natura di monovolume a sette posti del modello. Creare un prodotto del genere fu una sfida, se vogliamo, di matrice culturale più che tecnica. In questa veste, la compatta tedesca era la rappresentante della specie più veloce prodotta in serie in Europa in quel periodo storico.

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Opel Zafira
Foto Opel

L’autotelaio adattabile IDSPlus con taratura elettronica degli ammortizzatori CDC conferiva al modello un ottimo comportamento su strada ed un’elevata sicurezza attiva. I grandi freni a disco con pinze verniciate nel classico blu OPC assicuravano efficaci decelerazioni, per contrastare la verve dinamica del mezzo. Ottimizzati i consumi in ogni condizione d’uso, grazie al sistema GPL ad iniezione sequenziale multipoint, capace di garantire il migliore controllo delle emissioni.

La bombola era dotata di un dispositivo che impediva di riempirla oltre l’80% della sua capacità massima. Una scelta connessa a ragioni di sicurezza, assolutamente prioritarie su un veicolo a gas, che può diventare molto pericoloso se non progettato allo stato dell’arte e se non gestito allo stesso modo.

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A rendere immediatamente distinguibile la Opel Zafira OPC, anche a GPL, dalle sorelle più tranquille ci pensava la caratterizzazione visiva molto specifica. Guardandola si notava, in particolare, la presenza della mascherina a nido d’ape, del paraurti anteriore di foggia sportiva, dalle bandelle laterali sottoporta e dell’appendice aerodinamica posta sulla parte terminale del tetto.

Anche il colore scelto per la finitura esterna dava brio al corpo grafico, con le note vigorose dell’Arden Blu: un cromatismo di grande forza visiva. I cerchi in lega da 18 pollici completavano in modo muscolare la tela espressiva, lasciando intuire la forza dinamica del veicolo. Al doppio terminale di scarico trapezoidale il compito di sigillare il quadro, nel segno della sportività (per quanto questo termine possa essere appropriato su una monovolume).

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Ovviamente la Opel Zafira OPC sposava lo stesso taglio dialettico anche nell’abitacolo. Qui, ad emergere in modo prepotente, sin dal primo colpo d’occhio, erano i sedili anteriori avvolgenti Recaro rivestiti in pelle/tessuto di colore Arden blu/nero oppure grigio/nero. Un tocco quasi racing, che fa un certo effetto su una monovolume.

Opel Mokka GSE
Foto Opel

Da questa vettura discende, almeno nella dimensione spirituale, la nuova Mokka GSE. Qui la spinta non è assicurata da un motore alimentato a GPL, ma da un’unità elettrica, più in linea con le mode attuali. Il look è molto più sportivo dell’altra ed anche la matrice filosofica è più coerente. Sin dal primo sguardo si capisce questo.

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Sembra di essere al cospetto di un’auto da rally. Del resto, punta proprio a portare su strada le emozioni delle auto pensate per affrontare le prove speciali. Qui la potenza massima è di 281 cavalli, esattamente come sulla sorella da gara. La coppia di 345 Nm si esprime in modo immediato, anzi istantaneo, come accade per tutte le vetture elettriche, rispondendo con una reattività fotonica al comando dell’acceleratore.

Lo scatto da 0 a 100 km/h viene liquidato in soli 5.9 secondi (quasi come su una supercar degli anni ’80), mentre la punta velocistica si spinge nel territorio dei 200 km/h. Cifre che ne fanno l’auto Opel di serie completamente elettrica più veloce. I conducenti di Mokka GSE possono scegliere fra tre distinte modalità di guida: “Sport”, “Normal” ed “Eco”. Le massime performance si ottengono, ovviamente, con la prima, che è la più intonata al suo apparato genetico.

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Fonte | Stellantis

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