Ventotto milioni di dollari. Non per un palazzo, non per un’isola privata. Per cinque Ferrari che raccontano come l’umanità possa fare follie per cambiare marcia senza togliere le mani dal volante. Benvenuti nel 2026, l’anno in cui il mercato dei collezionisti scopre che il Cavallino Rampante vale più dell’oro.
La casa d’aste britannica Furlonger ha appena messo le mani su quella che chiama “Scuderia ’89 – The Pursuit for Paddle”, una collezione talmente esclusiva che viene venduta solo in blocco. Niente acquisti singoli, niente sconti, niente rate. O prendi tutto o torni (probabilmente) a guidare la tua già lussuosa hypercar.

Partiamo dalla Ferrari 639 F1 del 1988, telaio 106, uno dei due soli prototipi mai costruiti per testare il motore V12 da 3,5 litri. L’unico esemplare in mani private, perfettamente conservato grazie a Ferrari Classiche. Insomma, una macchina che ha visto più piste da corsa di quante ne possiamo vedere in TV.
Poi c’è la Ferrari 640 F1 del 1989, guidata da Gerhard Berger in cinque Gran Premi. Prima monoposto di Formula 1 con cambio al volante nel Campionato del Mondo. Berger ci è tornato sopra nel 2024 e 2025, ricevendo pure il Chairman’s Trophy a Pebble Beach.
La Ferrari F40 del 1989 è una delle trenta unità britanniche mai realizzate, restaurata nelle specifiche originali con verniciatura Rosso Corsa. Quasi 24.000 km sul groppone, ma ancora pronta per la Le Mans Classic, perché quando hai una F40 non la parcheggi in garage.

Segue la Ferrari F50 del 1996, una delle venticinque unità per il mercato britannico. Motore V12 da 4,7 litri, 22.500 km percorsi, accessori inclusi. Supercar rara che è tutto tranne che “discreta”.
Chiude la Ferrari F355 Spider del 1998, prima vettura stradale al mondo con cambio al volante. Una delle 139 unità britanniche, con soli 8.900 km. Praticamente nuova, se non fosse che è vecchia quanto Internet.

La collezione non finirà all’asta classica: Furlonger aspetta richieste dirette. Ventotto milioni di dollari per cinque pezzi di storia automobilistica che dimostrano una cosa sola: l’evoluzione del paddle shift vale quanto una villa a Montecarlo. Forse di più.
